Home Economia e lavoro Allarme Cerved: hotel e ristoranti siciliani nel mirino delle cosche

Allarme Cerved: hotel e ristoranti siciliani nel mirino delle cosche


Pippo Maniscalco

Il dossier Cerved sulle aziende cedute lancia un allarme sul riciclaggio. L’Isola è la terza regione d’Italia per quota di società passate di mano

Ci sono dei numeri e dei segnali che certificano l’allarme che da mesi le associazioni di categoria lanciano all’unisono. In Sicilia c’è il forte rischio che le chiusure imposte dalla crisi Covid, i ritardi dei ristori e la conseguente concreta crisi di liquidità possano consegnare tante aziende alla mafia. Come riportato da “Repubblica“, questo è il problema che la presidente di Confcommercio Palermo Patrizia Di Dio ha posto al prefetto Giuseppe Forlani: «La gestione inadeguata della crisi – ha detto – consegnerà la Sicilia e i siciliani alla mafia, l’unica che in questo momento ha grande liquidità».

I NUMERI ALLARMANTI DEL DOSSIER CERVED

I timori della dottoressa Di Dio sono confortati dai numeri che saltano fuori da una elaborazione di Cerved, uno dei principali gruppi italiani per le informazioni sulle condizioni delle aziende. I dati dicono che nei primi sei mesi della pandemia in Sicilia, è passata di mano più di un’impresa ogni 70. Un numero già elevato, che cresce se esamina la zona di Catania, dove si è registrata una cessione ogni 55 attività, che è il secondo peggior dato d’Italia. Il dossier di Cerved, elaborato per “Repubblica”, parla di 537 cessioni in Sicilia. Una percentuale dell‘1,5 per cento, che indica l’Isola come la terza regione d’Italia per quanto riguarda la quota di aziende passate di mano. Invece, nella top ten di una classifica per province, oltre a trovare Catania al secondo posto (168 compravendite e l’1,8 per cento), ci sono anche Siracusa (quarta con 53 vendite, l’1,7 per cento) e Messina (sesta con 75 cessioni, l’1,7 per cento).

OFFERTE DI ACQUISTO E STRANI FURTI

Del resto non mancano i campanelli d’allarme. Come gli aspiranti compratori di alberghi che si sono presentati nel Messinese, nel Catanese e nel Palermitano, come rappresentanti di fondi di investimento cinesi. O sondando il terreno con e-mail, per sondare la disponibilità. Le offerte sono fatte con ribassi del 30-40 per cento in meno rispetto sl valore di mercato. Ma non mancano strani furti di materiale di scarso valore commerciale, che probabilmente vengono utilizzati a scopo dimostrativo, per scoraggiare la proprietà. Il leader della Fipe di Palermo Antonio Cottone, attribuisce questa precaria situazione all’assenza della banche, che non stanno facendo la loro parte. Con il rischio concreto di portare le imprese siciliane fra le braccia dei riciclatori.

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