Home Cronaca di Palermo Amat, addetti pulizie rischiano licenziamento: tensione alla sede centrale

Amat, addetti pulizie rischiano licenziamento: tensione alla sede centrale


Redazione PL

La protesta si è fermata quando i dipendenti dell'Euroservice hanno ricevuto la promessa di un incontro, nella giornata di oggi, con un delegato del sindaco

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Momenti di tensione nella serata di ieri, 17 giugno, alla sede centrale dell’Amat. Alcuni dipendenti della ditta Euroservice, che ormai da anni ha in appalto il servizio di pulizia degli autobus, hanno infatti protestato salendo sul tetto del deposito. Le ragioni della manifestazione sono legate alla volontà dell’azienda palermitana di internalizzare il servizio, assegnandolo ai precari della Reset.

Nella sede di via Roccazzo sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco: alcuni dei lavoratori hanno infatti minacciato di lanciarsi dal tetto. La protesta contro “l’appalto della vergogna” è durata per alcune ore, fino a mezzanotte. Si è fermata quando i dipendenti dell’Euroservice hanno ricevuto la promessa di un incontro, nella giornata di oggi, con un delegato del sindaco.

Intanto, decine di mezzi si sono incolonnati fuori dall’autoparco, attendendo di poter rientrare in rimessa.

Il comunicato di Viviana Lo Monaco e Concetta Amella (M5S Palermo)

“Oggi i 40 lavoratori che da 25 anni (part time e con contratti di 24 mesi) si occupano del servizio di pulizie sui mezzi Amat sono stati ricevuti da un delegato del Sindaco alla presenza dei sindacati e del direttore di Amat”, hanno dichiarato in una nota congiunta Viviana Lo Monaco, capogruppo M5S Palermo, e Concetta Amella, Consigliera comunale M5S Palermo.

“A pochi giorni dalla scadenza contrattuale dell’appalto, che rischierebbe di lasciare 40 famiglie per strada, chiediamo all’Amministrazione attiva e al Sindaco di farsi garanti della salvezza del comparto. Nei giorni scorsi, abbiamo indirizzato una nota formale a tutti gli attori coinvolti nella vicenda, dal sindaco agli Assessori competenti, compreso il Segretario e Direttore generale, ai quali abbiamo mosso una serie di domande e osservazioni su una procedura che finirebbe per alimentare uno scontro sociale infrangendo la legittima aspirazione di chi un lavoro ce l’ha e vorrebbe mantenerlo”.

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