In Sicilia economia in ginocchio. Donato (Lega) accusa il governo Conte

“La Sicilia combatte contro la crisi su ogni fronte, con un doppio svantaggio in più rispetto al resto dell’Italia: la dipendenza dai collegamenti aerei, legata alla condizione insulare, e la posizione geografica che ne fa il punto di sbarco più comodo per i trafficanti di clandestini“: lo afferma Francesca Donato, europarlamentare della Lega, che interviene sulla crisi economica in atto nell’isola. 

Le preoccupazioni dell’esponente del partito di Matteo Salvini si concentrano principalmente su due fronti: il disagio degli imprenditori e gli sbarchi

In merito all’attuale condizione economica, Donato sottolinea la situazione ormai al collasso degli imprenditori agricoli, “ai quali – spiega – l’INPS aumenta i contributi, chiedendo addirittura il versamento degli arretrati in un’unica soluzione” e degli operatori del turismo “che invocano interventi ad hoc per incentivare i collagamenti e promuovere il settore”. 

“Le piccole e medie imprese, in generale – aggiunge l’eurodeputata – verranno stroncate dalla mazzata della scadenza fiscale del 20 luglio, non più rinviata, malgrado il crollo degli utili”. 

Un colpo che rischia di rivelarsi fatale per il sistema produttivo siciliano, anche in considerazione dell’assenza, secondo Donato, di un’interlocuzione reale con il governo Conte. 

“Tutti gli appelli rivolti all’esecutivo dalla Regione Siciliana e dalle stesse imprese – accusa – sono rimasti ad oggi privi di risposta”. 

Anche in merito alla gestione dei migranti, Donato non risparmia critiche al governo e si schiera a fianco degli uomini della Polizia di Stato che operano a Lampedusa. 

“Gli agenti in servizio nell’isola sono schiavizzati dal governo – commenta – per gestire i risultati della scelta delirante di spingere l’intera Africa a migrare in Italia: si spendono milioni di euro per sostenere il traffico criminale di clandestini e non si prevede neppure un euro in più per dare il cambio alle forze dell’ordine, stremate da turni che arrivano anche a toccare 32 ore di servizio, come denunciato dal sindacato FSP Polizia, il cui appello purtroppo a nulla è valso”. 

La sigla sindacale, attraverso il segretario generale Valter Mazzetti (nella foto) ha lanciato un grido d’ allarme in merito all’insostenibilità delle condizioni lavorative a causa dei continui sbarchi in Sicilia, in particolare a Lampedusa dove “il sistema è in tilt”. 

Una situazione caratterizzata da “un numero ridicolo di uomini impiegati, turni giornalieri multipli e a volte consecutivi, servizi notturni svolti dagli stessi agenti sei notti su dieci, condizioni disagevoli, senza i necessari tempi di riposo e recupero, con l’esposizione a rischi e pericoli, e con livelli di stanchezza e stress inimmaginabili”. 

“I colleghi a Lampedusa vivono una situazione assurda – si legge in una nota diffusa da Mazzetti – ma non vengono inviati rinforzi e noi non possiamo consentire che si agisca con tale leggerezza quando sono in ballo il benessere, la salute e le sorti dei poliziotti”. 

“Siamo servitori e non schiavi – aggiunge il segretario generale – e non spetta a noi decidere in tema di politiche migratorie: chi rappresenta i poliziotti però deve denunciare la violazione del diritto a un lavoro dignitoso e sostenibile che si verifica quando le scelte politiche e amministrative gravano unicamente e inesorabilmente sulle spalle degli operatori in divisa”. 

“Quello che i colleghi stanno svolgendo in Sicilia non è più un lavoro dignitoso – conclude – e se si vuole continuare ad accogliere con queste modalità, il sistema deve potere contare su molte più risorse in termini di uomini e mezzi”. 

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