Il boss dell’operazione “La bella vita” non telefonava: usava pizzini che poi ingoiava

Un boss giovane ma “all’antica”, quello dell’operazione “La bella vita”. Usava i pizzini come Bernardo Provenzano

L’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale anti mafia nissena ha avuto l’appellativo “La bella vita” per la tipologia dei clienti che compravano la cocaina. Dopo mesi di indagini, è scattata ieri mattina sul territorio. Gli investigatori avevano scoperto un perfezionato sistema di spaccio a domicilio. Gli arrestati recapitavano a cocaina 24 ore su 24, direttamente negli studi professionali, nelle aziende e nelle abitazioni dei professionisti. Era stato adottato un sistema di prenotazione che avveniva attraverso chat sui telefoni con un codice prestabilito. Talvolta la droga veniva portata anche nei locali alla moda dove avvocati, imprenditori trascorrevano le serate.

IL NUOVO BOSS NISSENO

La mafia nissena si era rimessa in piedi grazie ai soldi che provenivano dalla droga e dalle estorsioni. E aveva trovato il suo nuovo capo in Carmelo Bontempo. È un boss giovane, che nonostante avesse 43 anni aveva il carisma per fare da paciere nelle dispute ma anche di farsi sentire da chi sgarrava. Bontempo non parlava al telefono, era un po’ “all’antica”. Per comunicare con gli altri affiliati utilizzava il metodo dei pizzini, esattamente come faceva l’ex capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano durante la sua latitanza. Inoltre, come hanno accertato gli investigatori, in più occasioni gli investigatori. per non lasciare traccia, dopo che li aveva letto se li mangiava,

ARRESTATO IERI ALL’ALBA

L’arresto di Carmelo Bontempo sei affiliati è avvenuto ieri all’alba, effettuato dalla squadra mobile di Caltanissetta. L’accusa è associazione mafiosa dedita alle estorsioni e al traffico di sostanze stupefacenti. Gli agenti hanno sequestrato a uno degli arrestati, Daighoro Iacona, un chilo di cocaina e 25 mila euro uno. Stava rientrando da una trasferta a Catania per approvvigionare il clan di droga. Inoltre hanno sequestrato altri 11 mila euro a Fabio Meli anche lui finito in carcere.

UNA OPERAZIONE DI INVESTIGAZIONE PURA

Sono stati molti mesi di indagini, coordinate dal procuratore reggente di Caltanissetta Gabriele Paci e il sostituto della Dda Pasquale Pacifico. «Caltanissetta non è un porto franco, la mafia è tornata ─ ha commentato il procuratore ─. Ci sono personaggi che hanno ripristinato l’ordine mafioso, con un principio di mutua assistenza tra chi è in carcere e chi è libero. In questa operazione, che è di investigazione pura, non ci sono collaboratori e non ci sono denunce all’autorità giudiziaria. È un dato su cui bisogna riflettere perché, nonostante la costituzione di comitati, le forze dell’ordine non possono contare su una collaborazione della società civile».