Home Cronaca Brand “Capo Mercato” occultato, Panasci: “Solita questione culturale”

Brand “Capo Mercato” occultato, Panasci: “Solita questione culturale”


Alfredo Minutoli

Un fruttivendolo sfrutta indebitamente lo spazio in cui è ubicato il logo ideato dal regista palermitano per rilanciare lo storico mercato di Palermo. "Altro segnale negativo che dimostra come la nostra città stia vivendo uno stato di abbandono totale da parte delle istituzioni."

Sono trascorsi quasi due anni e mezzo da quando, nel maggio del 2019, ebbe luogo la presentazione del logo/brand  “Capo Mercato”. Realizzato dal giornalista nonchè creativo di programmi Tv Francesco Panasci, faceva parte del progetto di rilancio del quartiere, fortemente voluto, fin dal lontano 2007, da Ottavio Zacco, presidente della VI^ commissione consiliare del comune di Palermo e dal comitato spontaneo dei commercianti. Allora, lo spauracchio Covid non aveva ancora fatto irruzione nella scena mondiale, con il capoluogo siciliano che, lentamente ma in maniera costante cercava di rialzare la china, puntando forte sulla sua naturale vocazione turistica. Monumenti, bellezze naturali, street food e riqualificazione degli storici mercati tra i punti di forza della rinascita.

RIPRENDERE DA DOVE SI ERA LASCIATO

Una rinascita come detto interrotta dalla pandemia ma che oggi, grazie soprattutto alla campagna vaccinale che sembra stia rimettendo le cose a posto, bisogna riattivare ad ogni costo. Ecco perchè, nell’ottica della valorizzazione e del rilancio del Mercato storico del capoluogo siciliano, quel totem o cartello che dir si voglia, che ne dovrebbe indicare l’ingresso, non può continuare ad essere occultato, in questo caso dalla mercanzia di un commerciante che ne utilizza lo spazio per esporre le cassette della frutta.

COSI’ NON SI PROGRAMMA NESSUN FUTURO

Anche questo è un altro segnale negativo che dimostra come la nostra Palermo stia vivendo uno stato di abbandono totale da parte delle istituzioni – esordisce Panasci contatto da Palermo Live. E parlo sia dal punto di vista ambientale che dello stesso traffico, diventato, se è possibile, ancora più esasperante che in passato. Per quanto riguarda il brand del “Capo Mercato”, firmato tra l’altro insieme al comune di Palermo e all‘Assemblea Regionale Siciliana per dare lustro al quartiere, mi fa male constatare quanto rilevato. Un’amarezza che nasce dalla consapevolezza che siamo di fronte non soltanto ad una situazione di degrado, quanto a un problema culturale stratificato che non ci consente di potere programmare e progettare un futuro diverso da quello che stiamo vivendo.”

Il logo “Capo Mercato”

BASTA ANARCHIA

Dal commerciante del Capo che approfitta della totale assenza di controllo, occultando uno spazio destinato ad altro, a coloro che lo attraversano, in totale anarchia, a bordo dei motocicli, finendo, causa tubi di scappamento, per inquinare il cibo esposto. Insomma, tutto ciò contribuisce a mortificare l’intenzione di far rinascere un sito di grande importanza storico culturale della città. Fortunatamente – tiene a precisare Francesco Panasci – ho constatato che si tratta di una minoranza, in quanto la stragrande maggioranza dei bottegai del Capo ha ben compreso quanto importante sia la valorizzazione del mercato. A testimoniarlo è l’altro brand che ho collocato al centro della piazza, non danneggiato ma al contrario divenuto meta obbligata per chi vuole scattare una simpatica foto ricordo facendo apparire la propria faccia attraverso un apposito buco.

Francesco Panasci inaugura il logo assieme ai residente del Capo

ISTITUZIONI DA SOLLECITARE

Credo che come me – prosegue Panasci – , anche il consigliere Ottavio Zacco, con il quale abbiamo condiviso il progetto di rilancio del mercato e del quartiere, sia dispiaciuto da quanto accaduto. Ciò che farò adesso è cercare di sollecitare le istituzioni affinchè venga attivato un monitoraggio del sito. Va infine ricordato che insieme al brand ci sono una serie di anomalie, soprattutto culturali, che per primi i nostri commercianti sono chiamati a cercare di correggere. Anomalie che fanno male alla città, a loro stessi e ai turisti. Turisti che spesso sfruttano il logo che ho disegnato – conclude Panasci – per portare una foto ricordo della nostra città. Foto che finisce per diventare promozione del territorio in giro per il mondo”.

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