Home Cronaca Un carabiniere deve restituire 135mila euro per trasferte mai fatte

Un carabiniere deve restituire 135mila euro per trasferte mai fatte


Pippo Maniscalco

Il carabiniere punito dalla Corte dei conti. La scoperta della truffa quattro anni fa: diceva di andare a Roma ma restava a Borgetto

L’appuntato scelto dei carabinieri Alessandro Rumore, in servizio alla stazione di Bogetto, nel 2017 era stato arrestato dai suoi stessi colleghi e rinviato a giudizio per truffa e falso: il carabiniere per anni, in qualità di delegato del Cocer (Consiglio centrale di rappresentanza militare), si era fatto rimborsare le spese per una cinquantina di missioni a Roma mai effettuate, e per le spese gonfiate di quelle effettuate.

INDAGINI DOPO UNA INTERCETTAZIONE

Sul carabiniere avevano indagato i colleghi della compagnia di Partinico e del gruppo di Monreale. Le indagini erano scattate dopo una rapina a Partinico, nel mese di maggio 2016. Nel mirino un furgone portavalori di un istituto di vigilanza privata. A denunciare l’episodio le due guardie giurate vittime del colpo le cui dichiarazioni, però, non hanno convinto gli investigatori. Da lì, tra intercettazioni e pedinamenti, si era arrivati quasi per caso ad Alessandro Rumore, che spesso era in contatto con uno dei due metronotte.

LA SENTENZA DELLA CORTE DEI CONTI

Come si legge nel Giornale di Sicilia, adesso la Corte dei conti lo ha condannato a restituire poco meno di 135 mila euro. In questa somma sono compresi 102 mila euro, relativi a «quanto indebitamente corrisposto al convenuto a titolo di indennità e rimborsi per spese di missione mai sostenute». Inoltre comprendono anche «quanto non meno indebitamente, al militare infedele ka percepito quale retribuzione, stante l’assenza dal servizio prestato per l’amministrazione di appartenenza». La sentenza emessa in contumacia, perché Rumore non si è mai presentato davanti per difendersi.

CONDOTTA DOLOSA

Secondo i giudici contabiili, che hanno attentamente esaminato la documentazione proveniente dal procedimento penale, «l’attività di indagine compendia elementi incontrovertibili che colorano le condotte antigiuridiche poste in essere come dolose, quali la sistematica assenza dalle missioni autorizzate e la artificiosa compilazione dei fogli di viaggio, nonché la produzione della documentazione di accompagnamento di fine missione di dubbia attendibilità: condotte – conclude il collegio giudicante – univocamente finalizzate a percepire indennità e rimborsi non dovuti».

RETTIFICA ALL’ARTICOLO PUBBLICATA IN DATA 8 MARZO 2021

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