Home Cultura “La Casa delle Orchidee”, al via il progetto a Palermo

“La Casa delle Orchidee”, al via il progetto a Palermo


Sabrina Longi

Una “Casa delle Orchidee” a Palermo, nella serra in stile liberty del Giardino Inglese, da tempo in stato di degrado.

L’idea porta la firma di Vivi Sano Onlus, associazione di promozione sociale con un’ esperienza pluriennale e specifica nell’ambito della riqualificazione di spazi ad uso pubblico.

La Onlus ha infatti proposto nei mesi scorsi al Comune di Palermo di  prendere in carico la serra, in progettazione condivisa con gli Uffici della Soprintendenza BB.CC.AA.

Il progetto, curato dallo Studio Provenzano Architetti Associati, nascerà in collaborazione con collezionisti italiani di orchidee e con cittadini cultori della coltivazione delle stesse e di ibridi,  anche rari, selezionati con grande cura ed attenzione.

La serra, sarà finalizzata alla coltivazione e al mantenimento delle orchidee, provenienti  da tutto il mondo, in una città, Palermo, simbolo di inclusione.

LA STRUTTURA

“Si tratta di una serra in stato di abbandono, – afferma Daniele Giliberti, direttore organizzativo del Parco della Salute e amministratore delegato di Vivi Sano Onlus – un’idea da condividere con tanti cittadini”. “Il progetto di riqualificazione non intende snaturare la destinazione del luogo – precisa – ma realizzare, in concertazione con gli uffici preposti, la messa a dimora di orchidee, anche ibride, provenienti da tutto il mondo”. “La Casa delle Orchidee – prosegue Giliberti – è un luogo di bellezza e di accudimento, uno spazio che potrà essere gestito da giovani con sindrome di Down, tutorati e formati da personale specializzato ed altamente qualificato”. I ragazzi coinvolti cureranno orchidee e servizio di caffetteria, assicurando sostenibilità al progetto. La struttura, secondo l’idea di Vivi Sano Onlus, riprodurrà al proprio interno un ambiente “tropicale” per l’innesto e la sopravvivenza delle specie floreali. In ottemperanza e compatibilmente alle indicazioni della Soprintendenza, vi sarà anche il miglior materiale di tamponamento coibentante disponibile in commercio.

IL VALORE SOCIALE

Il progetto prevede inoltre l’organizzazione di un servizio caffè/thè, all’ombra del grande ficus, e la gestione del vivaio a cura di persone con sindrome di Down o autistiche ad alto funzionamento. Le stesse, verranno coordinate da due terapisti con esperienza specifica e saranno individuate da una squadra di Enti del terzo settore. Quest’ultima sarà formata da familiari di soggetti Down e sostenuta da fondazioni nazionali, istituti  bancari, aziende e singoli cittadini partners dell’iniziativa. “I ragazzi impegnati nelle attività di organizzazione del bar/ristoro e del vivaio – spiega Giliberti – potranno sviluppare e potenziare le proprie autonomie personali e abilità sociali”. “Ciò avverrà proprio attraverso l’azione pratica della preparazione del caffè e dell’interazione con il cliente – specifica – che scaturisce dalla consegna al tavolo”. “Lo stesso avverrà per la cura del vivaio – aggiunge – per la quale sono stati individuati già due ragazzi formatisi in un altro vivaio palermitano”. Previsto il coinvolgimento di un gruppo di quattro o cinque ragazzi.

IL RUOLO DELLE SCUOLE

Al fine di sollecitare e orientare il Comune di Palermo alla concessione della struttura, inoltre, gli alunni e i docenti delle scuole elementari e medie cittadine saranno coinvolti in una raccolta firme cartacea.

L’iniziativa, volta a dare forza all’iniziativa, è già legata ad una challenge , ovvero una sfida, indetta dal FAI e disponibile all’indirizzo https://fondoambiente.it/luoghi/giardino-inglese?Idc.

“Alcuni dirigenti scolastici, inoltre – aggiunge Giliberti – hanno espresso la volontà di sostenere il progetto, una volta effettuata la riqualificazione, attraverso l’acquisto di un’orchidea per classe”.

“A seguito dell’accordo con il Comune per la concessione – conclude Giliberti – procederemo al lancio di una raccolta fondi volta alla riqualificazione : stiamo già ricevendo sostegno e supporto da parte di cittadini e realtà associative locali”.

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