Home Salute e Famiglia Casi di Covid 19 già ad ottobre in Cina, nei Giochi Mondiali militari di Wuhan?

Casi di Covid 19 già ad ottobre in Cina, nei Giochi Mondiali militari di Wuhan?


Pippo Maniscalco

Potrebbe essere che il coronavirus abbia già iniziato a colpire prima del dicembre 2019 come ufficialmente segnalato dalla Cina. Un virologo dice che è impossibile

Potrebbe anche trattarsi di una suggestione, ma è una notizia di cui tenere conto. Si riferisce all’ipotesi che il coronavirus abbia iniziato a circolare in Europa da metà ottobre 2019, dopo i Giochi Mondiali Militari che dal 17 al 28 ottobre sono stati ospitati a Wuhan, la città cinese focolaio dell’epidemia di Covid 19. In quella occasione, come riporta il Corriere della Sera, ci fu una enorme concentrazione di atleti e personale di supporto nella città cinese, e l’assoluta mancanza di misure di prevenzione del contagio. Poi, il ritorno senza quarantena degli atleti nelle rispettive nazioni, potrebbe aver innescato una diffusione.

ATLETI CON DISTURBI

In questi giorni alcuni atleti che erano a Wuhan ad ottobre ricordano di aver avuto disturbi, febbre alta e grossi problemi respiratori.  Il Corriere  cita il caso di Maatje Benassi, ciclista, “accusata” in patria, gli Usa, di essere la paziente zero. Ci sarebbero anche casi francesi, come riportato dal  quotidiano L’Équipe che cita i casi dei campioni del pentathlon Elodie Clouvel e Valentin Belaud con seri problemi respiratori. Ma in questo caso il ministero della Difesa ha negato la positività.

ANCHE ATLETI ITALIANI 

Per  quanto riguarda gli atleti italiani presenti ai Giochi, ci sono poi state le dichiarazioni del campione olimpico di spada 2008 Matteo Tagliarol. «Ho avuto febbre e tosse per tre settimane ─ ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport lo spadista ─. E gli antibiotici non hanno fatto niente. Poi è toccato a mio figlio e alla mia compagna. Non sono un medico, ma i sintomi sembrano quelli del Covid-19»..Tagliarol ha poi precisato: «Ci siamo ammalati tutti, sei su sei nell’appartamento e moltissimi anche di altre delegazioni. Tanto che al presidio medico avevano quasi finito le scorte di medicine»

IPOTESI DA VERIFICARE

In assenza di tamponi effettuati, di cui in quel periodo di epidemia non si parlava, e in assenza anche di  test sierologici che possano rivelare se questi e altri sportivi possano essere entrati in contatto con il virus, per adesso  si può solamente  parlare di ipotesi da verificare. Tranne che per la Svezia che avrebbe certificato due casi tra i suoi atleti. Ma dal professor Massimo Galli, direttore del Reparto di Malattie infettive al Sacco di Milano,  è arrivato  un «no secco». Non è credibile, ha affermato  lo scienziato. «Se questo virus fosse arrivato prima avremmo avuto un’esplosione epidemica assai prima anche da noi», ha detto. La prima infezione di Covid-19 notificata all’Oms è di fine dicembre, due mesi dopo la fine dell’evento. E allora viene da chiedersi come mai, a marzo,  il South China Morning Post in base ai documenti governativi consultati, né pubblici e né mai smentiti, ha retrodatato al 17 novembre il primo contagio da coronavirus? 

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