Home Dal resto della Sicilia Caso Denise, iniziativa di Tony Di Piazza: soldi a chi darà notizie utili

Caso Denise, iniziativa di Tony Di Piazza: soldi a chi darà notizie utili


Redazione

L'iniziativa dell'imprenditore italo-americano Di Piazza per aiutare a trovare la verità sul caso di Denise Pipitone

ragazza

Anche Tony Di Piazza scende in campo per Denise Pipitone, la bambina di Mazara del Vallo scomparsa nel 2004. L’imprenditore, ex socio del Palermo F.C. ha detto di essere disposto a pagare cinquanta mila dollari (40 mila euro) per chi fornirà notizie utili sul caso della piccola.

Il denaro sarà dato a chi fornirà notizie vere e accertate. “Lo dobbiamo alla piccola Denise – ha detto l’imprenditore -. Ma lo dobbiamo anche a questa mamma, che in 17 anni non ha mai smesso un solo giorno di cercare sua figlia. Non è facile vivere per tanto tempo nell’incertezza”.

IL MOTIVO DI QUESTA INIZIATIVA

L’idea è nata dopo che un tifoso siciliano mi ha chiesto di postare sulla mia bacheca social, l’appello per ritrovare la piccola. L’ho fatto volentieri, vedendo quella immagine mi sono chiesto se io potevo fare qualcosa. Ho parlato con l’avvocato Giacomo Frazzitta, legale della famiglia di Denise Pipitone e mi è sembrato entusiasta della mia iniziativa. Ora si dovrà studiare insieme in che modo utilizzare la ricompensa”.

L’iniziativa di Tony Di Piazza ha commosso Piera Maggio e il marito Pietro Pulizzi. Il tutto avviene il giorno dopo la notizia  che la Procura di Marsala ha deciso di tornare a indagare sulla scomparsa di Denise Pipitone.
La magistratura è già a lavoro per capire se vi siano stati depistaggi o errori nell’inchiesta.

Nelle scorse settimane Maria Angioni, che si era occupata del caso nel 2004, è intervenuta al programma di Milo Infante “Ore 14”, in onda su Rai 2.
Il magistrato non ha risparmiato severe critiche sia alla popolazione locale poco collaborativa che agli investigatori a lavoro con lei durante le indagini.
Abbiamo avuto grossi problemi – ha affermato – e abbiamo capito che, dopo tre giorni, tutte le persone sottoposte a intercettazioni già sapevano di essere sotto controllo”.
A un certo punto, quando ho avuto la direzione delle indagini – ha aggiunto – ho fatto finta di smettere di intercettare e poi ho ripreso da capo con forze di polizia diverse”.
Il tentativo, disperato per stessa ammissione dell’ex pm, era quello di “salvare il salvabile”.

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