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Conte stamattina si dimette: le possibili ipotesi per risolvere la crisi


Pippo Maniscalco

Gli scenari possibili dopo l'uscita di Conte da Palazzo Chigi: un reincarico, un altro premier con la stessa maggioranza, il centrodestra al potere, oppure le elezioni

Al termine del Consiglio dei ministri che si terrà stamattina alle 9, il premier Giuseppe Conte si recherà al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica e quindi formalizzare le sue dimissioni. Che potrebbero essere un arrivederci o un addio a Palazzo Chigi. Dopo avere ricevuto Conte, Sergio Mattarella aprirà il rito delle consultazioni, ascoltando per primo il presidente emerito Giorgio Napolitano. Poi saliranno al Colle il presidente del Senato Elisabetta Casellati e quello della Camera Roberto Fico e poi, via via, sfileranno tutte le forze politiche rappresentate alla Camera e al Senato. In questa fase l’obiettivo del presidente Mattarella sarà quello di trovare una maggioranza di Governo pronta a votare la fiducia in entrambe le camere a un presidente del Consiglio. Gli scenari che si potranno presentare sono tre.

REINCARICO PER UN CONTE-TER

L’ipotesi più probabile è quella di un reincarico al premier uscente per un Conte-ter. Infatti il presidente del Consiglio è stato convinto a dare le dimissioni da una parte della sua maggioranza, con il Partito Democratico in testa, perché il piano previsto è quello di riavere un nuovo incarico per dare vita a un altro Governo. Ed effettuare quindi un maxi-rimpasto con altre forze pronte a votare la fiducia e a sorreggerlo in parlamento. Ci potrebbe essere un ripescaggio di Italia Viva, oppure potrebbero entrare in ballo i cosiddetti “costruttori”.

UN ALTRO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Se Conte non fosse nelle condizioni di portare a termine l’incarico di formare un nuovo Governo, il presidente della Repubblica potrebbe pensare ad un altro presidente del Consiglio. E dare un nuovo incarico a un altro possibile candidato, che potrebbe essere anche di centrodestra. A questo punto il prescelto dovrebbe ricominciare i colloqui a Palazzo Chigi per cercare una maggioranza pronta ad appoggiare il suo Governo e poi riferire al presidente della Repubblica per l’approvazione.

ELEZIONI

Il terzo scenario possibile è rappresentato dalle elezioni. Se Mattarella dovesse ritenere impossibile trovare una maggioranza e un presidente del Consiglio pronto a rappresentarla, potrebbe sciogliere le Camere per ridare la parola agli italiani. Una delle date considerate probabili per il voto è l’11 aprile.

LA RELAZIONE SULLA GIUSTIZIA

A questo punto resta l’incognita della relazione sulla giustizia del ministro Alfonso Bonafede. Infatti, in base alla riforma della legge sull’Ordinamento giudiziario del 2005, entro il ventesimo giorno dalla data di inizio di ciascun anno giudiziario, il ministro della Giustizia deve rendere comunicazioni alle Camere sull’amministrazione della giustizia nel precedente anno. L’unico precedente di relazione tenuta durante un Governo dimissionario risale all’epoca di Mario Monti nel 2013. Si decise in quell’occasione di dare per assolto l’obbligo con la semplice trasmissione della relazione alle Camere senza svolgere le comunicazioni in aula.

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