Home Politica Conte in Tv con un Decreto che ancora non c’era: la riapertura ha rischiato di saltare

Conte in Tv con un Decreto che ancora non c’era: la riapertura ha rischiato di saltare


Pippo Maniscalco

Nella sua conferenza stampa televisiva, il presidente del Consiglio aveva annunciato l'accordo con le Regioni come raggiunto. Invece non era vero, e la riapertura dei negozi dal 18 maggio ha rischiato di saltare

Dopo la conferenza stampa del premier Conte di sabato sera in Tv, forse a molti è sfuggito un piccolo dramma, che si è consumato “location politiche” fra sabato notte e domenica pomeriggio. ll presidente del Consiglio, nella sua apparizione televisiva, con la solita enfasi, aveva comunicato che l’accordo con le Regioni era già cosa fatta, perché aveva recepito le istanze dei governatori. Quindi, a suo dire, erano state concesse le maggiori libertà che avevano chiesto, con i Presidenti di Regione che, inoltre, erano stati anche alleggeriti  dalle pesanti responsabilità imposte dalle direttive Inail. Ma quando poche ore dopo i Presidenti hanno chiesto di vedere le carte, hanno scoperto, nottettempo, che il testo del decreto in effetti non inglobava il protocollo unitario riferito alle Regioni. E hanno accusato il Governo di aver tradito i patti. Subito è stata convocata una nuova videoconferenza, che di conseguenza ha raccolto un coro di no. A quel punto la notte si è tinta di giallo: di chi era la «manina» che ha fatto sparire, o fatto «dimenticare» di inserire nel decreto le linee guida delle Regioni, ben più blande di quelle dell’Inail?

SPERANZA SVEGLIATO NELLA NOTTE

Nei piani alti delle Regioni si è pensato al ministro Speranza, teorico della linea dura. È stato chiamato nel cuore della notte, mentre era già a letto, e anche a lui è toccato entrare in videoconferenza. «Se voi non ci esentate dal rischio Inail ─ hanno ribadito le Regioni ─ non ha senso riaprire negozi e ristoranti. Se invece fissate nuove regole noi ci atteniamo». Alla fine di lunghe trattative, Conte e Boccia si sono rassegnati ad assumersi la corresponsabilità dalle linee guida, rivedute e corrette, anche perché Speranza nel frattempo aveva concesso un sofferto sì.

NELLA MATTINATA SI ASPETTAVA ANCORA IL TESTO DEL DPCM

Tutto a posto? Niente affatto. Perché nelle mattinata di domenica i Governatori aspettavano ancora di potere controllare, giustamente, il testo finale. Giovanni Toti, governatore della Liguria, ospite di “In mezz’ora in più” di Rai 3 ha detto in proposito: «Stiamo ancora aspettando il Dpcm sulle regole su cui abbiamo lavorato per tutta la notte. Occorrono regole chiare che i cittadini, gli esercenti, gli artigiani, possano comprendere e applicare, altrimenti si trasforma in una falsa partenza».

LA SOLUZIONE NEL POMERIGGIO DI DOMENICA

Il nodo si è sciolto verso le 18.20 di domenica, quando Palazzo Chigi ha annunciato la firma del Dpcm, cedendo alla fine alle richieste delle Regioni, e adottando quindi il loro documento, che è divenuto l’allegato 17 al Dpcm. A questo punto, a cascata, sono iniziate ad arrivare le singole ordinanze. Le Regioni potranno quindi derogare agli standard nazionali, sia nel senso di una maggiore chiusura ai decreti che nel senso di una maggiore apertura. Per cui, occorre prendere atto che quell’accordo dato per certo alle 20:20 di sabato sera, in effetti è stato raggiunto solo alle 18:20 del giorno dopo. Per fortuna, in questa occasione, non ci sono stati ulteriori annunci in conferenza stampa. Ma non si è notato molto,  perché in tanti avevano ritenuto, giustamente, che non c’era alcun problema per questo decreto, tutto era già risolto, così come aveva detto il presidente Conte, la sera prima .

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