Il Coronavirus è stato sconfitto o resta pericoloso? È scontro fra i virologi

Due correnti di pensieri che si scontrano sul campo del Covid-19.

Il Coronavirus è stato sconfitto oppure bisogna ancora averne paura? Il dilemma attanaglia tutta la popolazione italiana e le dichiarazioni dei virologi, onestamente, contribuiscono significativamente ad allargare la voragine dei punti interrogativi. Nel nostro Paese, infatti, da giorni si scontrano due correnti di pensiero professionali che confondono i pensieri dei nostri connazionali: per alcuni esperti, la malattia pandemica si sta estinguendo mentre per altri è ancora pericoloso sottovalutarla.

LO SCONTRO NELLE DICHIARAZIONI

Pericolo scampato o persistente? Questo è il dilemma degli italiani. Sull'interrogativo si scontrano, ormai da tempo, due correnti di pensiero contraddistinte. Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano, ha dichiarato che il Coronavirus è andato via durante la trasmissione di Rai Tre "Mezz’ora in piu":

"ll Covid-19 dal punto di vista clinico non esiste più. Mi viene veramente da ridere. Circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più".

Di diverso avviso è Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, che a Il Messaggero ha rilasciato dichiarazioni contrastanti rispetto a quelle del collega:

"Non siamo usciti dall’epidemia, anche se i dati sono migliorati. Diciamo che è stata una decisione precipitosa. Io avrei aspettato prima di fare ripartire i viaggi interregionali, in particolare dalla Lombardia dove ancora non c’è chiarezza sui dati. Non riaprirei le discoteche. Partiamo da un presupposto il rischio zero non esiste, un virologo risponderebbe che anche un solo caso positivo è troppo perché potenzialmente può diffondere il contagio. Ma in questa vicenda il problema con cui abbiamo a che fare in Lombardia è un altro: non sappiamo a quando si riferiscano quei tamponi positivi che comunicano ogni giorno, quando sono stati materialmente fatti o richiesti. Da quello che risulta, si va anche parecchio indietro nel tempo. In questo modo è molto difficile azzardare delle valutazioni".

In questo scontro dialettale e di pensiero, la domanda degli italiani resta sempre la stessa: a chi bisogna credere?

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