Discoteche chiuse, i gestori: “Un’altra dura mazzata al nostro settore”

Il presidente dell’associazione di categoria Silb, Vincenzo Grasso, chiede controlli su feste abusive e luoghi non attrezzati e lamenta il breve preavviso da parte del Governo

discoteche

La stretta anti Covid ha chiuso le discoteche per queste festività. Un duro colpo al settore, che si scaglia a gran voce contro il provvedimento.

“Hanno deciso di chiudere i locali da ballo e le discoteche nonostante da parte nostra ci sia stato il rispetto di tutte le misure restrittive. Chiederemo con forza al Ministero dell’Interno di vigilare sullo svolgimento di feste private abusive o in luoghi non attrezzati per evitare che ancora una volta possano trionfare l’abusivismo e l’illegalità, con un ulteriore aumento dei contagi che creerebbe ulteriori disastri al nostro Paese. Per noi sarebbe una doppia beffa”. Così ha dichiarato Vincenzo Grasso, presidente del Silb, associazione che raggruppa discoteche e i principali locali da ballo.

Siamo rimasti spiazzati dalla tempistica dei provvedimenti – ha aggiunto -. Abbiamo saputo delle nuove chiusure soltanto qualche ora prima di Natale, cioè ben dopo che la macchina organizzativa per le feste natalizie si era già messa in moto. Abbiamo fatto contratti ad hoc al personale, investito sulle materie prime, lavorato alla preparazione degli eventi. Per noi, che in questo periodo puntiamo a realizzare quasi il 20% del fatturato annuo, è un’altra dura mazzata, sarebbe il colmo se – come successo l’anno scorso – organizzatori improvvisati, senza le carte in regola, approfittassero della chiusura dei nostri locali”.

Grasso prosegue. “Al Governo chiederemo attenzione anche per la concessione di adeguati ristori economici. Siamo ancora in attesa di quanto ci era stato promesso nel mese di luglio e non possiamo più aspettare. Gli ultimi due mesi, in cui abbiamo lavorato con capienza ridotta, ci hanno permesso di limitare i danni, non certo di recuperare le ingenti perdite di oltre un anno di chiusura forzata. Questa discriminazione nei confronti della nostra categoria, che dà lavoro direttamente o indirettamente a migliaia di persone, è davvero incomprensibile”.

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