Home Cronaca Il dramma di Valentina: “Destinata in un centro accoglienza da incubo”

Il dramma di Valentina: “Destinata in un centro accoglienza da incubo”


Alfredo Minutoli

La vicenda di una mamma palermitana, pronta ad iniziare lo sciopero della fame per rivendicare migliori condizioni di vita dopo essere stata costretta, assieme al figlio, ad alloggiare in una comunità di Partinico in seguito alle minacce dell'ex marito. Alla denuncia della donna risponde la responsabile della Comunità Benny l'Angelo Blu del comune in provincia di Palermo.

Con la vicenda che stiamo per raccontarvi, il modo di dire “dalla padella alla brace” sembrerebbe calzare a pennello. Protagonista è Valentina Di Dia, mamma di un bimbo di 10 anni. Entrambi, da gennaio, sono ospiti del centro Benny L’angelo Blu Soc. Cooperativa Sociale di Partinico.”La mia Odissea è iniziata all’indomani della denuncia presentata ai carabinieri per le minacce di morte subite da mio marito e dalla sua compagna. I carabinieri hanno pensato bene che fosse il caso di portarmi in una comunità protetta dove ci sono mamme e figli. Invece che trovare l’auspicata serenità, ciò a cui stiamo andando incontro con mio figlio è un vero e proprio incubo.” Contattata da Palermo Live, la 36enne palermitana prosegue il suo racconto. “Dal cibo orrendo alla mancanza dell’acqua calda, per non parlare dei termosifoni funzionanti a giorni alterni durante le più rigide giornate invernali. Lo stesso fatto di dovere dormire su lenzuola e cuscini strappati è un chiaro sintomo dello stato di assoluto degrado in cui siamo costretti a vivere tutti gli ospiti del centro.”

CINISMO DA PARTE DEL PERSONALE

La donna, che sottolinea come la struttura sia fatiscente anche all’esterno, tra balconi che cedono senza che nessuno si premuri di ripararli e giardini con carcasse di topi, erbacce e sporcizia, continua. “In una situazione del genere, diviene paradossale il dovere subire dagli operatori un atteggiamento aggressivo se non minatorio.” E alla domanda del motivo per il quale il personale si comporta così, Valentina Di Dia risponde perentoria. Semplicemente perchè in coro chiediamo legittime condizioni di vita migliori, a maggior ragione dal momento che con noi ci sono tanti bambini. Tutto ciò senza che ancora sia uscita fuori la questione Covid . “Il tasto in questo caso diviene dolentissimo – puntualizza Valentina Di Dia. Sono stata persino accusata di averlo portato io stessa in comunità. Colpita dal virus, è iniziata un’ulteriore disavventura, ovvero quella di non essere accudita nella maniera più consona oltre a dovere apprendere da mio figlio le brutte parole proferitegli dal personale, secondo il quale, una volta portata in ospedale non avrebbe mai più rivisto la sua mamma. Per non parlare delle cattiverie gratutite volte ad augurare ad alcuni bambini di contrarre il Covid”.

casa
L’ospedale di Partinico

LA DECISIONE DELLO SCIOPERO DELLA FAME

Da qui la decisione della donna di ribellarsi. “Da oggi in avanti, anche a nome di tutti gli ospiti della struttura, ho deciso di non cibarmi più.” Valentina Di Dia, che riferisce di avere un bendaggio gastrico, e che probabilmente a causa dello stato di stress da quattro giorni non riesce più a mangiare, prosegue. “Neanche la normale consulenza di un medico è più possibile. Anzi, avendomene assegnato uno nuovo dalla stessa comunità, mi viene detto puntualmente di riferire i miei problemi di salute prima all’assistente sociale che, in base alla gravità, farà da tramite con il dottore. Praticamente viene negato un servizio che dovrebbe spettare a tutti per legge, ovvero quello di potere conferire liberamente con il proprio medico curante. Per non parlare dei tamponi, il cui esito viene riferito oralmente senza che ci sia nessun documento scritto. Ripeto, da adesso non accetterò neanche il cibo liquido che mi viene portato a causa della mia condizione. Inizia il mio personale sciopero della fame che altro non è che un grido di aiuto”.

LA REPLICA DELLLA COMUNITA’ “BENNY L’ANGELO BLU” DI PARTINICO

La struttura esiste da 10 anni e mai abbiamo assistito a una cosa del genere. La signora Di Dia è un soggetto pericoloso in quanto infanga senza alcune prove il lavoro, da sempre svolto in maniera corretta, del nostro centro. Siamo in contatto con i servizi sociali del Comune di Palermo proprio per segnalare le assurdità inventante dalla donna riguardanti il cibo o il modo di relazionarci con il figlio ma non solo.” A parlare è la dottoressa Valentina Renda, assistente sociale responsabile della struttura Benny l’Angelo Blu di Partinico. “In comunità abbiamo avuto un focolaio da Covid. La signora è in quarantena e per quanto mi riguarda sono tornata al lavoro solo adesso dopo un mese. Il tutto è stato da noi gestito con dei turni massacranti; la signora è stata servita e riverita dal personale, anzi, dirò di più, uno degli operatori per starle vicino si è anche beccato il virus. Noi siamo sottoposti a continui controlli da parte della Procura e del Tribunale e mai nulla è stato trovato fuori posto.”

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