Home Economia e lavoro Emittenti locali, Risorgimento Socialista: “In Sicilia posti di lavoro a rischio”

Emittenti locali, Risorgimento Socialista: “In Sicilia posti di lavoro a rischio”


Marianna La Barbera

Il partito lancia l'allarme: "A repentaglio anche il pluralismo e la democrazia"

Le emittenti locali rischiano la chiusura in Sicilia.
E le conseguenze potrebbero essere gravi non soltanto per via dei danni al patrimonio culturale e all’informazione, ma anche in termini occupazionali.
Sui disagi che affliggono l’emittenza televisiva locale si registra la presa di posizione di Risorgimento Socialista, che interviene con una nota del segretario regionale Nino Randisi.
Democrazia, pluralismo e posti di lavoro – si legge – sono messi in discussione dal servizio pubblico, ovvero la RAI, che ha contribuito, in concorso con i grandi networks privati, ad assottigliare sempre più i residui spazi di informazione proprio a livello locale”.
Ma i problemi da affrontare sono anche di natura finanziaria.

L’ APPELLO ALLA POLITICA

“Le televisioni locali – recita il comunicato diffuso dal partito – da sempre sono state le vere sentinelle delle realtà regionali, provinciali e comunali”.
“La politica e i partiti – si legge ancora – sebbene con logiche, sfumature e strategie diverse, non hanno voluto adoperarsi per calmierare l’elevato costo dell’affitto da versare allo Stato che pesa sui magri bilanci delle emittenti locali“.
“Allo stesso modo – aggiunge il segretario – non si è provveduto ad adottare una distribuzione più equa dei finanziamenti previsti dal Fondo per il Pluralismo dell’informazione e nuove tecnologie“.
Ovvero, il Decreto del Presidente della Repubblica 146 del 2017, che assegna l’ottanta per cento ai grandi networks nazionali, lasciando il residuo alle piccole emittenti locali.
Secondo Risorgimento Socialista, inoltre, occorre rendere disponibile un numero adeguato di frequenze, necessarie alle realtà televisive locali in modo da proseguire l’attività editoriale.
“Soltanto così – spiega Nino Randisi – si creano le condizioni per mantenere l’occupazione di migliaia di addetti”.
Tra i quali figurano almeno mille giornalisti.

LE DECLINAZIONI DEL PLURALISMO

L’emittenza locale si configura dunque quale baluardo naturale della democrazia dell’informazione.
Un principio che si fonda su tre precise declinazioni del pluralismo: interno, esterno e diversificato.
Il primo, rimesso alla concessionaria del servizio pubblico, mira a dare voce al maggior numero possibile di opinioni, tendenze, correnti di pensiero politiche, sociali e culturali del Paese.  
Il tutto, attraverso un’informazione completa, obiettiva, imparziale ed equilibrata nelle diverse forme di espressione.
Il pluralismo esterno, invece, è dato dal dispiegarsi della concorrenza tra il maggiore numero possibile di fonti informative.
Infine, il pluralismo diversificato, consiste nella possibilità, offerta all’utente, di scegliere tra fonti notiziali diverse e qualitativamente differenziate”
Tre declinazioni che si inseriscono nello scenario attuale, che vede il cittadino alla costante ricerca, in qualità di utente, di spazi di reale e libera informazione.
Luoghi dove sia possibile dibattere e confrontarsi.

IL SUPPORTO DEL MONDO SINDACALE

Secondo Risorgimento Socialista, ” a garanzia della democrazia, l’informazione deve restare diffusa, libera e indipendente”.
Affinchè sia realmente assicurato il pluralismo, dunque, lo Stato deve garantire certezze e serenità alle migliaia di professionalità impegnate quotidianamente nel settore.
Tuttavia, l’appello di Risorgimento Socialista non è rivolto soltanto alla politica.
Oltre ad allertare la Presidenza della Regione Siciliana e l’ARS, il partito chiama in causa anche il sindacato dei giornalisti.
E, naturalmente, anche le organizzazioni confederali e le sigle riconosciute a livello nazionale.
“Tutti – si legge a conclusione – devono sostenere questa battaglia di civiltà e di reale democrazia e adoperarsi, nei modi e nelle forme più opportune”.
Obiettivo: risolvere una vicenda che mette a rischio i presupposti del vivere civile, ovvero la democrazia e il lavoro.

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