Giallo di Caronia, arriva la decisione del gip: caso archiviato

Lavorino: “Naturalmente andremo avanti, non ci fermeremo, studieremo il tutto, effettueremo le nostre ricerche e le indagini difensive per chiedere la riapertura del caso e delle investigazioni suppletive”.

giallo

La decisione del gip di Patti, Eugenio Aliquò, sul giallo di Caronia è arrivata: il caso relativo alla morte di Viviana Parisi e del figlioletto Gioele è stato archiviato. Per gli inquirenti, dunque, l’ipotesi elaborata dalla Procura relativa ad un omicidio-suicidio è la più probabile. A motivare la decisione un provvedimento di 495 pagine.

“Naturalmente andremo avanti, non ci fermeremo, studieremo il tutto, effettueremo le nostre ricerche e le indagini difensive per chiedere la riapertura del caso e delle investigazioni suppletive. Esistono iniziative legali che la Legge prevede: nulla sarà lasciato intentato!”. Così ha dichiarato Carmelo Lavorino, consulente legale della famiglia Mondello.

Giallo di Caronia, la richiesta d’archiviazione

A chiedere l’archiviazione era stato Angelo Cavallo, procuratore di Patti. La ricostruzione della Procura ipotizza, infatti, che si sia trattato di un omicidio – suicidio.

Il corpo di Viviana fu ritrovato l’8 agosto 2020 ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, nelle campagne di Caronia; dopo undici giorni di ricerche anche i resti del figlioletto furono rinvenuti a circa 800 metri di distanza. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo l’incidente stradale, Viviana, sola e sotto shock, avrebbe corso col figlio di quattro anni in braccio. Nessuno l’avrebbe inseguita nel percorso fino al traliccio dell’Enel, da cui si è poi lanciata. Non vi è certezza, invece, su cosa sia accaduto a Gioele. La donna potrebbe averlo soffocato prima dell’estremo gesto. I resti del suo corpo, dilaniato dagli animali, portano gli inquirenti ad escludere un’aggressione.

La tesi della famiglia Mondello

La difesa della famiglia Mondello, tuttavia, non accetta tale ricostruzione né tanto meno la richiesta di archiviazione del caso.

Gli avvocati Claudio Mondello e Pietro Venuti, con la collaborazione del team composto dal criminologo Carmelo Lavorino, il medico legale Antonio Dalla Valle, lo psicologo forense Enrico Delli Compagni e le antropologhe forensi Nicolina Palamone e Angelica Zenato, hanno presentato una lunga relazione. Nel corso di quest’ultima, si sostiene che madre e figlio siano caduti in una profonda buca contenente dell’acqua sul fondo e che i loro corpi siano stati in seguito spostati per simulare un suicidio.

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