Home Cultura Giovanni Rappazzo, il proiezionista siciliano che inventò il cinema sonoro

Giovanni Rappazzo, il proiezionista siciliano che inventò il cinema sonoro


Marianna La Barbera

Palermo ricorda il genio messinese con una mostra al Museo d'Arte Moderna e Contemporanea Riso

Giovanni Rappazzo fu un vero e proprio anteprimista.
Il suo nome suggerisce memorie, storie e aneddoti solo agli addetti ai lavori.
In realtà, il docente e proiezionista messinese fu un pioniere: cambiò la settima arte e creò un linguaggio nuovo accoppiando suoni e immagini.
Un’invenzione, la sua, che trovò l’opposizione delle case cinematografiche italiane e straniere convinte che il cinema, nato muto, tale dovesse rimanere.
Giovanni Rappazzo dovette attendere la data del 22 marzo 1994 quando, già ultracentenario, ricevette una preziosa onorificenza.
Ovvero, la nomina di Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte dell’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro.
E, con essa, il pieno riconoscimento del suo genio.
Palermo lo ricorda con una mostra al Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea Riso.
Inaugurata lo scorso 16 dicembre, sarà visitabile fino al prossimo 16 gennaio.

IL MESSINESE “RIVOLUZIONARIO”

Senza audio, senza suoni.
Il cinema nasce rigorosamente muto, nel 1887, in Francia, con i primi cortometraggi dei fratelli Auguste e Louis Lumière.
Solo nelle sale per i più abbienti, orchestre dal vivo si esibivano durante le proiezioni, e ne facevano da colonna sonora.
Nel 1913, fu proprio Giovanni Rappazzo, originario di Messina, a realizzare la prima pellicola cinematografica ad impressione contemporanea di immagini e suoni.
Nello stesso anno, la città dello Stretto ospitò la prima proiezione al mondo di un filmato con il sonoro.
Il binomio suoni e immagini determinò una rivoluzione culturale senza precedenti.

Docente e proiezionista, Giovanni Rappazzo nacque a Messina il 16 ottobre del 1893
Docente e proiezionista, Giovanni Rappazzo nacque a Messina il 16 ottobre del 1893

CHI ERA GIOVANNI RAPPAZZO

Giovanni Rappazzo nacque a Messina nell’ormai lontanissimo 16 ottobre del 1893.
A soli sei anni, si trasferì a Genova per raggiungere il fratello maggiore Luigi.
I due ritornarono nella città d’origine subito dopo il terremoto del 1908.
Allievo dell’Istituto Industriale, nelle ore serali fa il proiezionista nella nuova sala all’aperto “Eden CINE Concerto”, costruita nel 1912 dal fratello nella zona del viale San Martino.
Il brevetto del sonoro, depositato nel 1921, non ricevette i finanziamenti necessari per la realizzazione.
Fu l’industria cinematografica americana a sfruttare l’invenzione.
Morì a Messina il 3 aprile del 1995, nell’anno del centenario del cinema.
Esattamente un anno dopo avere ottenuto il prezioso riconoscimento per il quale aveva lottato tutta la vita: ovvero, quello di primo, vero e solo inventore del cinema parlante.
Riposa nel Cimitero monumentale di Messina, accanto all’amatissima consorte.

LA MOSTRA AL MUSEO RISO

La mostra “Rappazzo, l’inventore del cinema parlante” è un’iniziativa dell’associazione culturale “Nottedoro” con il patrocinio dell’assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana.
L’esposizione, a cura di Martino Lo Cascio, sfrutta nell’allestimento uno spazio del Museo, in chiave fortemente iconica e minimalista.
L’introduzione del catalogo porta la firmata dal regista Marco Tullio Giordana.

La mostra, a cura di Martino Lo Cascio, si articola in undici tavole
La mostra, a cura di Martino Lo Cascio, si articola in undici tavole

Undici tavole di grande impatto visivo ed motivo, raccontano altrettanti episodi biografici dell’inventore messinese in stile “graphic novel“.
Un’odissea, quella dello straordinario siciliano, che scorre attraverso le opere di undici disegnatori italiani.
Da Claudio Acciari a Deborah Allo, passando per Chiara Cesalli, Alessio Ferrara, Andrea Ferraris, Germano Massenzio, Vezio Melegari, Luigi Nobile, Nicola Oliveri, Luca Raimondo e Danilo Sbacchi.
Autori conosciuti e affermati ed altri meno noti, disegnatori di Milano, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo e Messina.
Ovvero, le stesse città delle peregrinazioni dell’inventore, sempre in giro per incontrare i rappresentanti di industrie italiane che potessero aiutarlo nella realizzazione della sua invenzione.
Città che lo celebrano adesso attraverso un panorama variegato di opere rese nell’arte del fumetto e dell’illustrazione.
Tecniche diverse che si compongono in un insieme armonioso, “strisce” ricche di appeal e capaci di divulgare la storia misconosciuta di Giovanni Rappazzo.
A beneficio del fruitore, affinché ne custodisca la memoria, divulgandola.

RICONOSCIMENTI TARDIVI MA NECESSARI

Seppur tardi, troppo tardi, la mostra ha avuto il merito di esaltare la genialità e la carica inventiva di un talentuoso figlio della Sicilia.
Che si riappropria, così, della paternità del sonoro.
Per tali ragioni, l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà ha definito la mostra “un atto di giustizia storica“.
Un evento unico, che restituisce la verità dei fatti ad oggi negata.
“Purtroppo non sempre la storia riconosce i reali meriti – afferma l’esponente del governo Musumeci – e spesso prevalgono rapporti di forza e dinamiche economiche”.
Palermo, dunque, rende omaggio al genio di un uomo lungimirante e visionario.
Lecito attendersi che, in un futuro prossimo, sia Messina a tributare i giusti onori a uno dei propri figli più illustri.
Un passaggio fondamentale affinché il mondo del cinema, seppure reo di una gravissima e imperdonabile trascuratezza, riconosca universalmente la rivoluzione compiuta da un siciliano che merita un posto d’ onore nell’Olimpo dei grandi.

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