Home Giuseppe, il clochard invisibile in vita e anche in morte

Giuseppe, il clochard invisibile in vita e anche in morte


Michele Sardo

La storia di un senzatetto, morto all'ospedale Buccheri La Ferla di Palermo: l'amico giornalista William Anselmo era andato a fargli l'ultima visita, ma la camera mortuaria è stata chiusa anticipatamente

La morte livella tutto, ricchezze, povertà, belli, brutti, buoni e cattivi. Almeno così dovrebbe essere. Ma l’episodio accaduto al giornalista William Anselmo, direttore di un giornale sportivo, dimostra che non sempre è così. Anche se parliamo del corpo di un morto e non della sua anima.

Giuseppe era un clochard. Aveva scelto di vivere sotto ad un tetto fatto di stelle, non a caso dormiva su un marciapiedi vicino a dove aveva abitato con la sua famiglia, con cui aveva chiuso i rapporti, per sempre, qualche anno prima. Da lì, al buio, pieno d’orgoglio, guardava il suo vecchio balcone e – racconta Anselmo – la notte parlava, anche se ad ascoltarlo non c’era nessuno, con i suoi cari: litigava con loro, ogni santo giorno, e gli rinfacciava tante cose. Ma poi si riappacificava e, contento, si addormentava su un materasso fatto di cemento in quel suo piccolo angolo di strada.  

La notte di capodanno del 2019 Giuseppe e William si incontrarono casualmente. Faceva molto freddo e il giornalista e la moglie gli portarono coperte e cibo: “A mezzanotte – ricorda il cronista – scesi in strada a brindare con lui”. Nacque così un rapporto tra chi ha la fortuna di avere degli affetti, una casa, un tetto e un letto caldo, e… un “Ultimo”. Un uomo che aveva perso quasi tutto, tranne la libertà di guardare il cielo e di ululare, solo come un lupo, la sua rabbia al mondo e ai fantasmi del passato. 

Un sentimento che  si rinforzò ancora di più con il passare dei mesi e che spinse il direttore ad avviare un crowfunding per comprare gilet autoriscaldanti, che consentirono a tanti senzatetto, e non solo a Giuseppe, di non morire nelle fredde notti invernali.

Dopo una lunga degenza, però, Giuseppe ieri è morto. Nella camera mortuaria dell’ospedale Buccheri La Ferla, in pochi sono andati a trovare il povero clochard. Tra questi William, che era andato a trovare il suo amico per dargli un ultimo saluto. Ma, arrivato lì, ha trovato la porta chiusa. Giuseppe era l’unico morto della giornata e il custode della camera mortuaria – racconta Anselmo su facebook – ha deciso di chiudere prima dell’orario stabilito. Era un senzatetto e senza famiglia, chi avrebbe mai potuto fargli visita? E invece qualcuno è andato, ma era destino che Giuseppe restasse solo pure nel giorno della sua morte.

Inutili le proteste, quell’invisibile era ormai chiuso a chiave, dentro una stanza senza stelle e senza fiori. Invisibile da vivo e invisibile da morto. L’anima, quella sì, siamo certi che sia riuscita a travalicare i confini, spesso ingiusti, della vita umana. Ma il suo corpo, anche se ormai spento, è ancora invisibile. Giuseppe il clochard, solo nel buio, stavolta senza stelle e senza luna, mai come adesso, per l’ultima volta, è ancora ultimo degli ultimi.