Home Dal resto della Sicilia Gli “Schiavi” di Lipari non sono più anonimi, ed alzano la voce

Gli “Schiavi” di Lipari non sono più anonimi, ed alzano la voce


Redazione PL

A Lipari si discute dei manifesti sugli stagionali in nero apparsi il 1° maggio. “Dieci ore per 800 euro al mese”, dice il responsabile di una associazione locale

Il 1° maggio, Festa dei lavoratori, Lipari, una delle isole delle Eolie più frequentate dai turisti, si è svegliata tappezzata di manifesti gialli e neri. Contenevano messaggi provocatori dedicati alle condizioni di lavoro dei lavoratori stagionali. Dopo un vistoso “Cercasi schiavo”, elencavano le condizioni capestro proposte da chi offre impiego in stabilimenti e bar in cambio di stipendi poco allettanti. L’iniziativa non piacque a Maurizio Cipicchia, presidente di Assoimprese delle Eolie, che replicò agli autori del manifesto, dicendo: «Stamane svegliandoci abbiamo visto i muri del nostro paese tappezzati da manifesti abusivi, in quanto non conformi alla normativa sulle affissioni». Ed aggiunse: «Sarebbe stato più opportuno ed onesto, senza trincerarsi nell’anonimato, avere il coraggio di denunciare agli organi competenti. Che hanno da sempre effettuato i dovuti controlli, in tal senso, e verbalizzato le irregolarità riscontrate, compreso quanto indicato nel manifesto».

PARLANO GLI AUTORI DEL MANIFESTO “CERCASI SCHIAVO”

Gli autori dell’imitativa hanno accolto l’invito, e sono usciti allo scoperto. «I manifesti ‘Cercasi Schiavo’ a Lipari li abbiamo messi noi. Ci assumiamo le responsabilità». Lo ha detto Paolo Arena, responsabile dell’associazione «Magazzino di Mutuo Soccorso Eolie». Con una nota ha rivendicato la risonanza che ha avuto il manifesto, che ha aperto un dibattito nazionale.  Squarciando il velo che spesso copre le contrattazioni ricattatorie delle assunzioni, approfittando della condizione di debolezza dei dipendenti. Ed ha inoltre  stigmatizzato la circostanza che a Lipari si discuta solo della legittimità dell’attacchinaggio, non considerando che invece  la notizia ha raccolto il plauso di migliaia di lavoratori in tutta Italia.  «Il problema al centro di questa discussione ─ ha detto Arena, non deve l’affissione del manifesto. Si sente sempre parlare delle difficoltà degli imprenditori — ha specificato — ma bisognerebbe anche dare voce a chi sta dall’altra parte della barricata, ai lavoratori, che hanno pagato prima e rischiano di pagare adesso».

A LIPARI PAGHE DA FAME PER TANTE ORE DI LAVORO

Ed ha parlato di stipendi da miseria per giornate di lavoro estenuanti. Ha evidenziato che le offerte sono per lo più informali, girano per passaparola. E sono distanti anni luce da quanto previsto dai contratti nazionali. Per un impiego da commessa in un negozio di souvenir da dieci ore al giorno, ha denunziato Arena, a giugno e luglio non vengono offerti più di 550-650 euro. Ad agosto lo stipendio sale un po’, ma anche le ore di lavoro, che possono superare le dodici se si apre la sera. Da cameriere in un ristorante si guadagna un po’ di più, ma anche l’orario si allunga. E per chi lavora nei locali, la chiusura è sempre un’incognita. Spesso si finisce che è già mattina.  La mattina sulle spiagge arrivano bagnini che andranno via al tramonto o anche dopo. E per non più di 800-900 euro al mese, ma solo in alta stagione. E per tutti, il giorno libero, bene che vada, è una gentile concessione del titolare dell’attività.

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