Se l’ignoranza è peggio del virus

La fine della pandemia avverrà quando ciascuno smetterà di avere paura dell’altro

Il primo sintomo sociale della pandemia si chiama eccesso. È un derivato della paura e si declina in modi opposti, sottovalutando i fatti o amplificandone gli effetti. Una lotta senza quartiere tra fans di queste fazioni disposti a seppellire sotto valanghe di insulti i nemici della squadra rivale.

I SOCIAL

E i social, che sono stati preziosi alleati nell’aver alleviato il periodo più buio dell’isolamento e garantito la connessione tra amici e parenti, hanno rappresentato anche il campo di gara su cui riversare gli assolutismi. Tendenza che è rimasta anche dopo il 4 maggio, nonostante le misure costrittive siano andate man mano affievolendosi. Ciò perché la paura è ancora la pessima compagna delle nostre menti.

QUANDO FINISCE LA PANDEMIA

Non è un caso che gli studiosi di storia della medicina dell’Università Johns Hopkins abbiano sottolineato che la cessazione della pandemia si misura attraverso due fattori: la fine sanitaria, quando cioè si azzerano i contagi e la mortalità, e la fine sociale che si ha quando svanisce la paura.

I DEMONI

Riflessione di estremo interesse perché rimarca un effetto che inciderà a lungo nei nostri comportamenti quotidiani. La prudenza è la faccia nobile, pulita e sana della paura, ciò che ci indica come prendere opportune precauzioni per evitare comportamenti pericolosi per noi stessi e per gli altri. La paura ci fa agire per sottrazione e tende a farci demonizzare chi osa mettere in discussione l’esigenza della tana e l’isolamento. La legittima aspirazione ad un ritorno graduale e controllato alla normalità di ogni giorno appare una bestemmia.

IL COMBATTIMENTO

È prudenza quella che ci induce a portare la mascherina nei luoghi pubblici, è paura allo stato puro quella che fa gridare assassini verso coloro i quali hanno riaperto i locali della ristorazione. Assassini. E non si tratta di iperbole, ma è una scena accaduta a Palermo nella centralissima via Libertà sabato sera. Assassini i ristoratori, moralmente delle merdacce quelli che hanno l’ardire di frequentare i luoghi dell’intrattenimento nonostante i morti (cito testualmente). Ha ragione Susan Murray del Royal College of Surgeons di Dublino che ha dichiarato a Internazionale.it: “Dobbiamo essere pronti a combattere la paura e l’ignoranza con lo stesso impegno con cui combattiamo il virus”.

Ecco perché anche se in Sicilia lo zero contagi non è una chimera e i numeri parlano chiaramente di una situazione che si evolve favorevolmente, il Covid 19 appare tutt’altro che sconfitto. E passeranno ancora mesi (speriamo mesi e non anni…) prima che la paura esca dalle nostre menti. Nell’attesa, portiamo pazienza. E sopportiamo cristianamente mascherine, guanti, detergenti e anche l’imbecillità di chi vede un untore e un degenerato nel proprio vicino che, nel rispetto delle regole e con il massimo rispetto dell’igiene, prova a riprendersi a poco a poco un pezzetto di vita. E di vitalità.