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La Regione: «Incendi boschivi appiccati anche da forestali stagionali»


Pippo Maniscalco

Nella relazione della Ragione si mettono in evidenza le presunte colpe degli operai stagionali negli incendi in Sicilia. Con riferimenti al fenomeno delle assunzioni

forestali

La Regione Siciliana ha redatto una corposa relazione sullo stato della campagna contro gli incendi. L’ha intitolata “L’industria del fuoco”, ed è stata firmata dal dirigente generale del Corpo forestale Giovanni Salerno, e dal capo del servizio Antincendio boschivo dell’assessorato Territorio, Rosario Napoli. In essa, per la prima volta, come è scritto dal Giornale di Sicilia, i vertici della Regione hanno messo nero su bianco una delle cause principali dei roghi nei boschi. Hanno scritto che una delle cause degli incendi che provocano la distruzione della flora siciliana sono i forestali stagionali. Dando, per la prima volta, il crisma di atto amministrativo alla “vox populi” che da sempre accompagna gli incendi.

«PROTESTA PER LA MANCATA ASSUNZIONE»

L’affermazione fatta nella relazione viene motivata così: «Il ricorso a manodopera precaria e poco qualificata, con una finalizzazione spesso più assistenziale che produttiva, ha talvolta indotto l’insorgenza di un ciclo vizioso in cui l’incendio volontario da parte di operai stagionali può costituire lo strumento per mantenere o motivare occasioni di impiego». La relazione continua, specificando che «c’è una interpretazione distorta e strumentale delle norme sul collocamento obbligatorio, in particolare di quelle della durata minima di assunzione necessaria a garantire le prestazioni previdenziali e assistenziali ma sufficiente per proseguire il lavoro agricolo presso privati al di fuori dei normali canali di collocamento».Come i caso di «incendi appiccati come protesta contro la mancata assunzione» e in questo quadro il bosco «prende il ruolo di ostaggio».

NON SOLO FORESTALI «INFEDELI»

Ieri dalla regione hanno precisato che il testo ha preso spunto da analisi statistiche che vanno indietro fino agli anni Novanta. E tiene anche conto delle indagini giudiziarie. L”emergenza, comunque, non è una conseguenza dovuta solo ai forestali «infedeli». Come ha ricordato l’assessore Toto Cordaro, citando gli ultimi casi dell’anno scorso, quelli di alcuni operai stagionali arrestati perché colti in flagrante mentre appiccavano incendi nella riserva naturale Serre di Ciminna e sui Nebrodi.

GRANDE INVESTIMENTO

Occorre precisare che al servizio antincendio lavorano 5.500 addetti stagionali e altri 13 mila si occupano della prevenzione. Per una spesa che ogni anno si aggira sui 200 milioni. Malgrado questi investimenti, la relazione dell’assessorato al Territorio ha messo in evidenza che nel 2020 c’è stata un’impennata del numero degli incendi, con il 56% in più rispetto al 2019. Ma anche della superficie boschiva bruciata. L’anno scorso gli incendi sono stati 10.178 e hanno mandato in fumo 18.058 ettari di verde fra cui la Moarda ad Altofonte e la riserva dello Zingaro. Comunque non tutto è dovuto ai forestali. L’analisi della Regione evidenzia che esistono anche fenomeni legati alla mafia. Soprattutto quella dei pascoli.

IL 70,75 DEGLI INCENDI HA ORIGINE DOLOSA

Il quadro focalizzato è allarmante: il 70,7% dei roghi che si sviluppano nel territorio siciliano hanno origine dolosa. Solo lo 0,23% avviene per cause naturali. Gli altri incendi sono conseguenza della disattenzione, che anche se involontaria è sempre colposa. Oltre alla mafia dei pascoli, che appicca il fuoco per liberare aree agli allevatori, ci sono anche le estorsioni e il taglieggiamento. Infatti talvolta «l’incendio serve a obbligare a pagare forme non richieste di protezione oppure per lucrare sui premi assicurativi». Ci sono gli incendi che hanno l’obbiettivo di liberare aree a scopo edificatorio, anche se recenti leggi hanno impedito che zone verdi bruciate possano essere utilizzate per l’edilizia. Perde quota invece l’ipotesi dei piromani, che, viene affermato nella relazione, sono un sparuta trascurabile minoranza.

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