Home Economia e lavoro Insegnanti di sostegno e bimbi disabili: “Entrambi fortemente penalizzati”

Insegnanti di sostegno e bimbi disabili: “Entrambi fortemente penalizzati”


Alfredo Minutoli

La paradossale vicenda dei precari della scuola raccontata dall'insegnante Alessandro Sgambati: "Negato il diritto al lavoro e allo studio. Adesso meno parole e più fatti".

insegnanti di sostegno

Nel tormentato, di questi tempi più che mai, mondo del lavoro, i precari sono quelli che spesso pagano il prezzo più alto. E’ il caso degli insegnanti di sostegno (il 37% dei quali, oggi, secondo i dati Istat non è specializzato, un dato enorme), figure fondamentali per il processo di formazione degli alunni disabili. La questione, che riguarda indistintamente l’intero panorama scolastico italiano, è annosa, e al sud, in Sicilia in particolare, assume contorni a dir poco tragicomici. Basti pensare che nella sola Palermo, all’inizio del nuovo anno scolastico 2020/2021, gli insegnanti di sostegno messi a ruolo sono stati soltanto 16 a fronte di un fabbisogno di ben 2500 cattedre vacanti.

A farne le spese, chiaramente, i bambini disabili ai quali non viene data la possibilità di potere contare su una continuità didattica. In poche parole, ciò che viene leso è il diritto allo studio delle fasce più deboli della popolazione scolastica. Raggiunto da Palermo Live, a spiegarci meglio questa realtà è l’insegnante di sostegno Alessandro Sgambati.

L’ESERCITO DEI 13MILA

Il tfa (tirocinio formativo attivo ndr) l’anno scorso ha subito degli enormi ritardi, tali da farci perdere un anno di tempo per via della pandemia e della mancata capacità di organizzazione. Il tfa prevede delle prove concorsuali al termine delle quali ci sono dei vincitori che occupano i posti a bando e degli idonei che invece, per decreto, faranno il corso l’anno successivo. Oggi ci troviamo in più di 13mila persone idonee ma che dovranno aspettare l’avvio del VI° ciclo che avverrà tra fine novembre e dicembre. Ragion per cui potremo entrare a lavorare a settembre del 2022″.

Ciò che ci chiediamo è il perché non vengano ottimizzati i tempi, che tradotto vorrebbe dire farci partire prima con il corso, in maniera tale che già dal prossimo luglio potremmo essere inseriti con riserva nelle graduatorie. Non farlo significherà andare a pescare, come tutti gli anni, migliaia di docenti che non vogliono fare il sostegno ma accettano pur di lavorare”.

UNA RISORSA DA NON DISPERDERE

È paradossale come a fronte di una carenza cronica, qual è quella degli insegnanti di sostegno in Italia, i 13mila idonei vengano tenuti congelati un anno. “Come detto, basterebbe farci ripartire con il corso a giugno o a luglio, permettendoci di entrare con riserva. Se poi non ci si specializza l’anno successivo è chiaro che si perde la graduatoria. Ma intanto non si disperde questa ampissima risorsa della quale la scuola avrebbe assoluta necessità.” Alla domanda di cosa si stia facendo in concreto per cercare di venire incontro a chi ha tutte le carte in regola per occupare una cattedra, Alessandro Sgambati risponde.

POLITICA SOLIDALE

Con il Governo precedente, il Conte Bis, avevamo iniziato una interlocuzione molto forte con i partiti della maggioranza. Siamo arrivati al Ministro Manfredi che si è dimostrato assolutamente solidale alla nostra causa. Sappiamo che aveva già predisposto il bando in base alle nostre richieste. Purtroppo, alla luce delle ultime vicissitudini, la caduta del Governo ha fatto sì che ci sia stata una frenata riguardo ai dialoghi con i Ministri. Adesso non ci rimane che contare su tutti quei politici che ci aiuteranno a riprendere il filo del discorso non appena saranno insediati i nuovi Ministri. Il problema – prosegue Sgambati a nome degli insegnanti di sostegno – è che in questo modo sarà inevitabile un ulteriore slittamento nell’ottica della risoluzione del problema.”

TRA IL DIRE E IL FARE…

Siamo in possesso di un documento ufficiale – afferma Sgambati – attraverso il quale motiviamo le nostre legittime richieste. Ciò che chiediamo è di essere aiutati a farci partire prima inserendoci in graduatoria. Bisogna ammettere che, essendo questo un tema estremamente delicato, conforta constatare quanto fattivo sia stato l’appoggio della ex maggioranza. Ma si sa anche che tra il dire e il fare ci vuole il classico pezzo di carta con la firma, quello che ad oggi manca. Che poi è anche un discorso di non essere discriminati. Visto che lo scorso anno gli studenti di Scienze della Formazione primaria sono entrati in graduatoria con il risultato di lavorare nelle scuole elementari pur essendo ancora studenti all’Università. Noi che siamo laureati e abbiamo passato una selezione di tfa dura, stiamo invece come color che son sospesi“.

INCLUSIONE PIÙ A PAROLE CHE NEI FATTI

Chiamiamolo pure un doppio diritto negato. Sia quello che vede insegnanti specializzati impossibilitati a svolgere serenamente il proprio lavoro sia quello dei bambini disabili che degli stessi avrebbero assoluto bisogno. Un diritto costituzionale negato, in un panorama scolastico nel quale la parola inclusione è all’ordine del giorno. “Basti pensare che durante il lockdown da pandemia, nel corso della dad, i bambini con disabilità non hanno potuto frequentare per la mancanza di insegnanti di sostegno. Per questo abbiamo stretto un dialogo con gli stessi genitori e, il 10 marzo, saremo in presidio davanti al Miur”.

“Non chiediamo di non fare il corso di specializzazione, che a testa ha un costo di 3mila euro tutto a spese nostre, ma quantomeno di permetterci di farlo il prima possibile inserendoci nel mentre in graduatoria. Stiamo dando un’opportunità alla politica – conclude Alessandro Sgambati a Palermo Live – , quella di dimostrare che l’inclusione non è soltanto a parole ma anche nei fatti.

Potrebbero interessarti