Nei ristoranti l’Iva è al 10%, nel cibo da asporto può essere al 22%

Per l’Agenzia delle entrate l’Iva al 10% si applica solo ai ristoranti. Smentito Gualtieri che aveva detto il contrario

Potrebbe sembrare un accanimento verso il settore dei ristoranti che attualmente sono in difficoltà, ma anche contro il cibo da asporto, tanto indispensabile in questa fase di pandemia e chiusure obbligate. Eppure il portale dei commercialisti eutekne.info ha dato conto di una risposta a interpello, appena pubblicata dall’Agenzia delle entrate, secondo la quale «la cessione di alimenti a bevande da asporto, in mancanza di servizi a supporto della vendita, non può essere classificata come «somministrazione soggette ad aliquota Iva agevolata».

NELL’ASPORTO SI APPLICA L’ALIQUOTA DI CIASCUN PRODOTTO

In altre parole, se su un pasto consumato al tavolo di un ristorante si paga una aliquota dell’imposta del 10%, su quelli consegnati a domicilio o da asporto si deve applicare l’aliquota propria di ciascun prodotto. Anche nel caso in cui per ordinare si utilizzi una applicazione. La differenza la fa il servizio che nel caso dei ristoranti c’è, ma che l’agenzia delle entrate non riconosce nel caso di consegne.

SMENTITO GUALTIERI

Il ministero dell’Economia e delle Finanze, guidato da Roberto Gualtieri, rispondendo a una interrogazione sul tema aveva dato assicurazioni sul regime Iva delle consegne. Adesso invece è successo che l’Agenzia ha smentito il dicastero. Per questo da più parti si auspica una norma di interpretazione autentica. Altrimenti potrebbe capitare per fare una bella figura politica, si lasciano consapevolmente esposti i contribuenti interessati alle contestazioni dell’Agenzia, che la pensa diversamente.