Home Dall'Italia La citofonata di Salvini non fu reato: archiviata l’accusa di diffamazione

La citofonata di Salvini non fu reato: archiviata l’accusa di diffamazione


Pippo Maniscalco

Il gip di Bologna ha archiviato l’accusa di diffamazione per aver chiesto a un condomino se spacciava. Nell'altro processo di Palermo fissata la data della prossima udienza

All’inizio del 2020, ai tempi della campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna, Matteo Salvini era a Bologna, nel quartiere Pilastro. E, accompagnato dalla madre di un ragazzo morto di overdose, suonò al campanello di quel che gli era stato indicato come l’indirizzo di un presunto spacciatore, all’epoca dei fatti minorenne. «Qualcuno dice che lei e suo figlio spacciate », disse il leader della Lega alla persona che rispose. Ne nacquero polemiche a non finire, addirittura una protesta della Tunisia, paese d’origine del capofamiglia. E, inoltre, una querela del padre e la madre del ragazzo. Gli stessi che poi, l’anno dopo, finirono in manette dopo un blitz dei Carabinieri che proprio in quella casa rinvennero droga, armi e soldi falsi.

ARCHIVIATO IL FASCICOLO

Qualche giorno fa il Gip del Tribunale di Bologna Grazia Nart, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, ha archiviato il fascicolo per diffamazione. Sia per Salvini, sia per Anna Rita Biagini, la madre del ragazzo. L’azione di entrambi, ha notato il magistrato, era finalizzata al «manifestare l’urgenza di un intervento politico nel quartiere, dove lo stato di degrado ha compromesso le abitudini di vita dei cittadini esasperati». Dunque, un’iniziativa volta a dare un sostegno di «quella parte di popolazione che aveva mostrato insofferenza verso gli episodi di criminalità del quartiere, nonché a mostrare come la lotta a tali fenomeni sarebbe stata in cima all’agenda politica qualora il partito di Salvini avesse vinto le elezioni regionali».

NEL PROCESSO DI PALERMO PROSSIMA UDIENZA L’8 APRILE

Quindi per Salvini niente processo per la citofonata della discordia. Il leader della Lega si scrolla di dosso uno dei suoi guai giudiziari. Un pieno riconoscimento di una condotta autenticamente politica, avvalorando la tesi sostenuta dalla difesa del leader leghista. Per il quale, invece, è ancora in corso a Palermo il processo relativo alla vicenda Open Arms. In questo caso Salvini è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per aver negato lo sbarco a un gruppo di profughi soccorsi in mare dalla nave della ong spagnola Open Arms nell’agosto del 2019. Pr questo processo era prevista una udienza il 4 marzo, ma è stata rinviata per lo stato di maternità della giudice Villa. Il presidente del tribunale ha già designato il giudice Giangaspare Camerini come sostituto, e la prossima udienza dovrebbe svolgersi l’8 aprile.

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