L’amministratore giudiziario che chiedeva il pizzo aveva nove incarichi

La consulente dell’amministratore arrestato per estorsione aggravata: «Ero confusa e turbata, pagai anche due parcelle a una sua collaboratrice»

Antonio Lo Mauro, un commercialista molto noto in città con lo studio in via Tripoli, a due passi dal tribunale, è stato arrestato dalla guardia di finanza. Era stato nominato amministratore di beni sottratti alla mafia dal Tribunale misure di prevenzione dopo lo scandalo Saguto. Godeva della fiducia dei magistrati, tanto che di incarichi ne aveva collezionati già nove. Oltre alle cave Buttitta, il suo primo incarico, era stato nominato amministratore giudiziario anche di Segesta Green Tours srl, di Calatafimi Segesta, Clemente Costruzioni srl di Castevetrano, A&G srl di Camastra, Colorificio Favel srl di Palermo, F.G. Riuniti srl di Palermo, Playmate srl di Villabate, La Chicca Casertano di Bagheria, ditta Baratta Pietro di Termini Imerese, Edil Vaccaro Sas in liquidazione di Villabate. Un vasto giro di consulenze che andava dai servizi turistici, all’edilizia, dallo smaltimento dei rifiuti, alle fabbriche di pitture e vernici.

COSTRETTA A PAGARE

Eppure una consulente fiscale, collaboratrice di Lo Mauro, ha dichiarato alla guardia di finanza che l’amministratore giudiziario avrebbe preteso da lei il pagamento di 5 mila euro in due tranche, e inoltre le avrebbe fatto pagare anche un debito di 6.240 euro che aveva nei confronti di un’altra professionista. Ad alzare il velo sui discutibili comportamenti di Lo Mauro è stato l’ingegnere Virgilio Bellomo. Che, come emerge dalle carte dell’inchiesta giudiziaria, nell’aprile scorso ha mandato una lettera riservata al giudice della sezione Misure di prevenzione del tribunale per raccontare una confidenza che aveva ricevuto pochi giorni prima dalla propria consulente contabile e fiscale. La donna aveva manifestato all’ingegnere la paura di nuove richieste di denaro da parte di Lo Mauro.

COSTRETTA A VERSARE SOLDI

Come scrive il Giornale di Sicilia, la donna gli avrebbe raccontato: «Lo Mauro mi ha costretto a versare dei soldi. Non ho potuto dire no, rischiavo di perdere l’incarico. Ed ero in stato di bisogno, essendo l’unica a casa che percepisce un reddito». Circostanza che ha confermato anche quando la guardia di finanza l’ha convocata, specificando anche le modalità della richiesta: «Eravamo da soli nel suo studio di via Tripoli. Era l’estate del 2017 e Lo Mauro mi disse chiaramente che dovevo corrispondergli delle somme di denaro, precisando che l’importo era il netto del 50% del mio compenso complessivo che percepivo nell’ambito della procedura Buttitta». Un duro colpo per la signora, sposata e madre di due figli e unica fonte di reddito certa per la sua famiglia. Ero confusa e turbata, mai mi sarei aspetta una simile richiesta».

PAGATE ANCHE DUE FATTURE

Ma c’è di più. La consulente ha fatto mettere a verbale altre dichiarazioni: «Negli anni successivi ci sono state altre richieste di denaro. Solo che in questo caso, Lo Mauro mi fece pagare delle fatture emesse da una sua collaboratrice di studio». La professionista ha ricordato: «Mi inviò un messaggio WhatsApp chiedendomi di fare il pagamento. Ricordo che mi mandò il file pdf di una fattura emessa dalla collaboratrice nei suoi confronti. Io replicai dicendo che non potevo pagarla in quanto non era intestata a me. Così, la collaboratrice intestò a me la fattura, che era di 3.120 euro». L’anno dopo le fu inviata la stessa richiesta, con le stesse modalità. Convocata come testimone dalla guardia di finanza la collaboratrice di Lo Mauro ha confermato che il suo rapporto di lavoro era esclusivamente con l’indagato. E non con la consulente che invece le pagò due parcelle da 3.120 euro.