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Legislazione antimafia, l’ergastolo ostativo si avvia verso la fine


Redazione

Un tema che fa discutere tutti, dagli addetti ai lavori ai familiari delle vittime alla gente comune. La Corte Europea dei Diritti Umani e la Corte Costituzionale italiana si sono pronunciate contro la pena dell'ergastolo ostativo.

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La legislazione antimafia si appresta ad essere modificata per la prima volta dopo le stragi dei primi anni Novanta. Recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani e della Corte Costituzionale italiana hanno infatti sollevato la questione della legittimità costituzionale dell’ergastolo ostativo.

La legislazione antimafia

Si tratta del regime che nega al detenuto ogni beneficio penitenziario, dai permessi premio alla libertà condizionale, a meno che non sia un collaboratore di giustizia. Un regime che dovrebbe venir meno entro maggio 2022, quando il Parlamento dovrà avere modificato la legge aprendo la strada a tali benefici a tutti, dopo un ampio numero di anni della pena scontati.

Sulla questione si è focalizzata la puntata di “Speciale TG1”, andata in onda ieri sera. Attenzione particolare è stata rivolta agli stragisti. A partire da Filippo Graviano, boss di Brancaccio che recentemente ha chiesto un permesso premio allegando il diploma di laurea e l’iscrizione a un nuovo corso di studi. Affiancata alla richiesta, naturalmente, la dichiarazione di aver reciso ogni legame con Cosa Nostra. Il fratello Giuseppe Graviano si sta invece laureando in carcere, in una branca della Biologia, come spiega alla trasmissione il suo legale Giuseppe Aloisio.

Un tema spinoso

Quelle della Corte Europea dei Diritti Umani e della Corte Costituzionale italiana sono certamente due sentenze che fanno discutere tutti, dagli addetti ai lavori, ai familiari delle vittime, alla gente comune.

“E’ stato un colpo al cuore – dichiara Maria Falcone, presidente della Fondazione Giovanni Falcone -. Quello che temono maggiormente i mafiosi è proprio il carcere duro e l’ergastolo”.

“Significa non avere più collaboratori di giustizia – le fa eco Salvatore Borsellino, fondatore del movimento Agende Rosse -. Sono atterrito dal fatto che vengano cambiate queste leggi studiate proprio da Paolo Borsellino, da Giovanni Falcone, soprattutto, perchè significa che la battaglia non sarà mai vinta”.

“Cade la presunzione assoluta di pericolosità in ragione del reato compiuto – spiega Elisabetta Zamparutti di “Nessuno Tocchi Caino” -. Ci sono di persone che nell’arco della detenzione, parliamo di lunghe pene detentive, cambiano”.

Il ricorso alla CEDU

La pena è stata dichiarata “disumana”, come spiega l’avvocato Antonella Mascia, che ha vinto il ricorso alla CEDU contro l’ergastolo ostativo. Si tratta del legale di Marcello Viola, boss di Tauria Nova, condannato a quattro ergastoli per associazione mafiosa, sequestro di persona e omicidi. “Penso che lui sia sicuramente cambiato, come tutti noi, la vita ci cambia tutti”, spiega nel coso dell’intervista.

L’approfondimento dà spazio anche a Roberto Saetta, all’ex presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo; ai consiglieri del CSM Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita, alla Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano Giovanna Di Rosa. E poi, al Procuratore Nazionale Antimafia De Raho, l’ex giudice a latere del Maxiprocesso Pietro Grasso, la vice Presidente di Libera Enza Rando, i Garanti dei Privati della Libertà, Mauro Palma e Emilia Rossi, il Presidente del Tribunale di Palermo Antonio Balsamo, l’avvocato Giuseppe Aloisio ed Aaron Pettinari caporedattore di Antimafia Duemila.

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