Home Cronaca di Palermo Moglie in gravidanza e figlia morte a Palermo, il marito: “Caterina stava bene, voglio la verità”

Moglie in gravidanza e figlia morte a Palermo, il marito: “Caterina stava bene, voglio la verità”


Redazione PL

"Non mi hanno neanche detto se la bambina è nata viva o morta", afferma Lorenzo Meschisi, marito della donna morta all'ottavo mese di gravidanza. Domani sarà conferito l'incarico per la doppia autopsia, sul corpo di Caterina Todaro e della neonata che aveva in grembo

moglie morta

“Voglio la verità, voglio sapere cosa è accaduto quel maledetto 5 maggio”. Così Lorenzo Meschisi, marito di Caterina Todaro, la donna all’ottavo mese di gravidanza morta pochi giorni fa a Palermo. “Mia moglie non soffriva di alcuna patologia – afferma – l’unico problema di cui si lamentava ultimamente era un po’ di sciatica. Effettuava esami e analisi ogni mese, risultati sempre tutti a posto, con parametri nella norma: le era stata prescritta solo la cardio-aspirina”.

Lorenzo Meschisi era rientrato a casa per pranzo, dopo il lavoro, intorno alle 13. “Ho chiamato Caterina che però non mi ha risposto, mi sono messo a cercarla e l’ho trovata riversa a terra ed esanime nel corridoio vicino alla porta del bagno”  – racconta -. Non respirava ed era già fredda. Alle 13.10 ho chiamato il 118 facendo presente che mia moglie incinta di otto mesi era priva di sensi e non dava segni di vita. Poi, dopo cinque minuti, ho richiamato di nuovo per sollecitare l’ambulanza, che è arrivata dopo una ventina di minuti ma solo con due barellieri, il medico non c’era. Dopo una decina di minuti è sopraggiunta una seconda ambulanza con un dottore, che si è concentrato su tutte le vane manovre rianimatorie, tra cui il massaggio cardiaco, ma che non era provvisto di defibrillatore.

“MIA MOGLIE È ARRIVATA IN OSPEDALE QUASI DUE ORE DOPO”

Solo alle 14.20 circa – prosegue il racconto dell’uomo – è giunta una terza ambulanza con tutta la strumentazione, e mia moglie è stata portata all’ospedale Buccheri La Ferla per essere sottoposta al cesareo e tentare di salvare la bimba: c’è arrivata poco prima delle 15, quasi due ore dopo che l’avevo trovata a terra. Non conosco i protocolli medici, ma mi chiedo perché non si sia deciso di effettuare prima questo tentativo e di portarla subito in sala parto. Non mi hanno neanche detto, e non so tuttora, se la bambina sia nata viva o morta.”

Sulla morte della donna e della bimba che portava in grembo il sostituto procuratore Luisa Campanile ha aperto un fascicolo. Domani alle 13.30 il magistrato conferirà l’incarico per la doppia autopsia a cui parteciperanno anche i periti di parte. La versione dei fatti del marito di Caterina Todaro dovrà essere confermata dalle indagini dei carabinieri, intervenuti sul posto, e dai periti nominati dalla Procura. La coppia, che ha anche un altro figlio 12 anni, avrebbe dovuto chiamare la bambina Desiree.

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