All’ospedale dei Bambini gli assenteisti stanati da un papà esasperato

Nove indagati per assenteismo all’ospedale Di Cristina, tra loro anche un dirigente medico. In tre sospesi per un anno

palermo

Abbiamo già dato notizia dell’operazione dei carabinieri chiamata “Caffè lungo” riguardante alcuni lavoratori dell’ospedale dei Bambini di Palermo, che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari per truffa aggravata ai danni dello Stato e falso. C’è anche un nono personaggio, anche lui indagato ma a piede libero. È un dirigente medico dell’ospedale Di Cristina. I nove, chi più chi meno, timbravano il cartellino e poi si assentavano per ore, durante il turno di lavoro, anche più volte nello stesso giorno. Fra gli indagati ci sono due infermieri e un tecnico di laboratorio che sono dipendenti dell’ospedale dei Bambini, e sono stati sospesi dal servizio per un anno. Mentre per due giardinieri, un manutentore e due impiegati, tutti lavoratori precari ex Pip, è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia tributaria.

LA DENUNCIA DI UN PAPÀ ESASPERATO

Il via alle indagini lo ha dato la denuncia del papà di un bambino ricoverato all’ospedale Di Cristina. Come scrive Repubblica, lo avevano insospettito le lunghe assenze di alcuni infermieri del pronto soccorso pediatrico che dovevano occuparsi di suo figlio e di altri pazienti. Li aveva cercati più volte e non li aveva trovati, nonostante risultassero regolarmente in servizio. Così, esasperato dalla situazione, si è rivolto ai carabinieri, e sono partite le indagini.

«UNA PRASSI ILLECITA GRAVE, PER I DISSERVIZI ED I DISAGI ARRECATI»

Il comandante gruppo carabinieri Palermo Angelo Pitocco ha commentato così l’operazione: «Una prassi illecita che, anche se nel caso in esame fa registrare percentuali di assenteismo minori rispetto ad altre indagini, rimane certamente grave. Per la ricaduta che ha in termini di compensi economici non dovuti versati dalla sanità pubblica. Ma, soprattutto, per i disservizi e i disagi arrecati all’utenza e ai colleghi che, invece, rispettano rigorosamente l’orario e i doveri di servizio. Non è un caso, infatti, che l’attività abbia avuto inizio proprio dalla denuncia di un cittadino. Sconfortato e preoccupato per la salute di un proprio congiunto».