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Palermo e la corsa a Sindaco: c’è chi dice no


Marco Apprendi

Centrodestra e centrosinistra alle prese con i forfait dell'Avv. Francesco Greco e dell'Arch. Francesco Miceli

“C’è chi dice no”. Fino ad oggi questa frase evocava solo una canzone di Vasco Rossi di oltre trent’anni fa. Da oggi, viste le continue rinunce alla candidatura a Sindaco di Palermo, invece, può essere considerata la colonna sonora della corsa alla successione di Leoluca Orlando. Che poi, chiamarla corsa – visti i tempi biblici di riflessione di centrodestra e centrosinistra – è un esercizio di acrobazia linguistica degno del miglior circo sulla piazza.

Sì, perché in effetti di correre non se ne parla proprio. La marcia di avvicinamento verso l’eredità dell’eterno Sindaco di Palermo viaggia, infatti, a passo lento, con i maggiori schieramenti che a pochi mesi dal voto non riescono a trovare la convergenza verso un candidato che accontenti tutte le forze politiche della propria coalizione. E quando lo trovano non possono che osservare inermi al quasi subitaneo abbandono.

Il centrosinistra deve fare i conti con il dietrofront dell’Arch. Franco Miceli che – dopo aver accettato di concorrere per la poltrona di primo cittadino – ha deciso di smarcarsi da chi gli aveva offerto la candidatura. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Anche lo schieramento di centrodestra, infatti, deve registrare il forfait del nome su cui parevano convergere gli interessi di tutte le forze politiche della coalizione, ossia l’avvocato Francesco Greco.

Per entrambi un rifiuto secco che non lascia spazio alla fantasia. Sia Miceli che Greco parlano di una Palermo in secondo piano, parlano di tatticismi politici nei quali le elezioni palermitane sembrerebbero soltanto una fase di passaggio rispetto ai prossimi impegni regionali. Di certo non una bella figura per i due schieramenti. Il tutto a meno di tre mesi dalla tornata elettorale cittadina.

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