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“Piccolo Fiore”, Rosario Terranova in scena allo Stand Florio


Marianna La Barbera

Un'altra bella prova per l'attore palermitano che interpreta il personaggio di Fiorenzo Lo Piccolo, tra sorrisi e amarezze

“Piccolo fiore” è il titolo dello spettacolo in programma allo Stand Florio, in via Messina Marina 40 a Palermo, giovedì 11 agosto alle 21:30. 
Tratto da “I topi non avevano nipoti”, raccolta di storie vere e non di Salvo Rinaudo ed Elisa Parrinello che ne firma anche la regia, è andato in scena in prima assoluta nel novembre del 2019 allo Spazio Franco dei Cantieri Culturali alla Zisa. 

Una bella prova per il bravissimo attore palermitano Rosario Terranova, unico interprete di un racconto che mescola risate e toni amari. 
Lo spettacolo si inserisce nell’ambito della rassegna “Opra d’autore” a cura del Teatro Ditirammu.
Organizzata in collaborazione con Stand Florio, annovera il sostegno del ministero della Cultura, dell’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e dell’assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo.

LA TRAMA

Fiorenzo Lo Piccolo è un ragazzino cresciuto negli anni ottanta.
Ad accomunarlo ai suoi coetanei di ogni epoca, i sogni che coltiva. 
Lui, però, non vuole diventare calciatore nè volare nello spazio.
Nè tantomeno ambisce a rivestire ruoli importanti come il presidente della Repubblica.
Lui sogna di diventare un grande artista. 
Seppure nell’ingenuità tipica degli anni infantili, lui nutre la consapevolezza di esserlo.
E cerca di dimostrarlo a tutti, perché così fanno gli artisti.
Davanti ai genitori, si esibisce cantando, ballando e recitando. 
Il rigore dell’ambiente familiare e le critiche che riceve lo condizionano e lo orientano a pensare che sia più saggio non incoraggiare la propensione a fare il clown.
Cercando, magari, un lavoro vero e strutturato. 
Ma le sue aspirazioni non lo abbandonano ed è così che decide di mettersi in gioco.
Tra un provino e l’altro, imbocca una via crucis incontrando direttori dei casting e registi che non di rado lo ostacolano invece di stimolarlo a proseguire. 

UNA STORIA CHE ACCOMUNA TANTI ARTISTI 

La storia di “Piccolo Fiore” – nomignolo con il quale Fiorenzo veniva chiamato da bambino per via della sua statura – è, per molti versi, quella di tanti artisti. 
E per molti – ma non per tutti – nulla può cambiare, niente può essere di aiuto.
Così Fiorenzo, un tipico attore il cui successo è scemato negli anni, si limita a offrire agli spettatori le storie che si aspettano senza osare mai, per paura di sbagliare.
Tornando a casa dopo il suo ultimo spettacolo si ritrova solo, ancora una volta.
“Piccolo Fiore” è, in sintesi, il paradigma dell’artista depresso dopo una vita di continui sacrifici, rifiuti, rinunce e umiliazioni.
Le frustrazioni diventano a un certo punto così ingestibili da indurlo a decidere di mettere fine alle sue paure con l’unica via di fuga che conosce: la morte.
Ma qualcosa sta per cambiare, o forse no.

RIFLESSIONI

Trecentocinquanta anni prima di Cristo, Aristotele sosteneva che tutti gli uomini eccezionali, dalla filosofia alla letteratura, passando dalla politica all’arte avessero un temperamento malinconico.
Alcuni a tal punto da essere perfino “affetti dagli stati patologici” derivanti proprio dalla condizione di eccezionalità.
Per essere “artisti” era quasi obbligatorio essere depressi, nevrotici e “schizofrenici”.
Ma la depressione, ben lontana dall’essere associata semplicemente a un temperamento malinconico, è piuttosto una malattia.
Per molti, una sofferenza angosciosa e profonda di cui non si immagina la fine, un’immobilità in fondo al tunnel di cui non si vede né si cerca l’uscita. 

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