Prosegue l’odissea dei lavoratori ASU: “Non abbiamo identità professionale”

“Il sole esiste per tutti ma non sorge per tutti” – Così una lavoratrice ASU

asu

Prosegue l’odissea senza fine per gli oltre 4.571 lavoratori Asu, impiegati da enti pubblici e dal privato sociale. Si tratta di operatori di vari settori tra cui sanità, scuola e beni culturali. Lavoratori che, grazie all’articolo 36 della Finanziaria regionale, erano riusciti ad ottenere una stabilizzazione. Tuttavia, il Governo Draghi ha impugnato l’articolo, dando vita ad un infinita odissea, con annesso il “rebus” ancora irrisolto riguardante un’ingente somma a loro destinata, ma scomparsa.

“Il Lavoro è fatto di relazioni umane”. Dichiara Barbara Gambino, lavoratrice Asu.“Il morale del lavoratore dipende dalla percezione della funzione sociale del suo operare, la prestazione lavorativa inevitabilmente connessa allo stato sociale dell’individuo. Noi lavoratori ASU non abbiamo dopo 25 anni, una identità professionale giuridicamente riconosciuta. Alla base della soddisfazione lavorativa non ci sono sicuramente solo incentivi economici ma anche un riconoscimento sociale. Riconoscimento negato e confermato da questo Governo e Parlamento, che avete calpestato e umiliato. Dei lavoratori si parla solo quando sono morti , la vera sfida adesso è ripensare al lavoro che renda più umani. Il sole esiste per tutti ma non sorge per tutti”.