Home Dal mondo «Putin fuori controllo»: si parla di un golpe interno per risovere la crisi

«Putin fuori controllo»: si parla di un golpe interno per risovere la crisi


Pippo Maniscalco

Il portavoce di Boris Johnson su Putin: “Le sanzioni mirano a farlo cadere”. E secondo il Financial Times: “L’unica via per la pace è l’intervento dell’élite russa”

Giorno dopo giorno gli analisti descrivono un Putin sempre più isolato e illogico. Alcuni osservatori hanno sostengono che dopo l’invasione dell’Ucraina al Cremlino l’aria si fa sempre più pesante. E inoltre ci sono le sanzioni, che hanno visto compatti i paesi europei e occidentali schierarsi contro la Russia. E che potrebbero avere un’altra funzione, oltre quella di far finire la guerra. Kadri Liik, analista dello European Center for Foreign Relations ha detto: «La società russa è esausta e vuole un cambiamento al vertice. Con l’invasione Putin ha messo una bomba sotto il proprio personale sistema di potere».

IN TANTI PENSANO ALLA CADUTA DI PUTIN

«Le sanzioni occidentali mirano a far cadere Putin» avrebbe detto Boris Johnson, primo ministro inglese. Una dichiarazione poi smentita, ma di fatto la caduta di Putin viene esaminata sempre più apertamente oltre che a Londra anche in Europa, come l’unica soluzione per riportare la pace in Ucraina e la stabilità in Russia. Lo ha detto poco diplomaticamente il sottosegretario agli Esteri britannico James Cleverly, lanciando di fatto un appello al putsch: «I suoi leader militari sanno che Putin è sempre più isolato e illogico, i generali russi hanno i mezzi per farlo cadere e noi gli chiediamo di agire». E Gideon Rachman, commentatore del Financial Times ha scritto “È verosimile che l’unica strada per la pace sia un intervento dell’élite russa per costringere Putin a cedere il potere”. Secondo gli osservatori ci sono tre elementi che spingono verso una soluzione di questo tipo. La guerra non va come Putin sperava, la reazione internazionale è più dura e unita di quanto si aspettasse e la reazione interna è catastrofica. C’è stato il crollo del rublo e della borsa, e tante celebrità, tanti oligarchi e perfino figli della nomenklatura putiniana condannano la guerra. Un sondaggio del Centro Levada, istituto indipendente moscovita, ha indicato che solo il 45% della popolazione appoggia l’avventura militare in Ucraina.

C’È GIÀ UN PRECEDENTE

Nella storia russa è già successo che un leader del Cremlino sia costretto a dimettersi. Nel 1964 Krusciov e altri membri del Politbjuro sono stati deposti da Breznev, con l’accusa di gravi errori politici. Il capo editorialista degli affari esteri per il Financial Times, Gideon Rachman, ha osservato che il sistema russo odierno è “ancora meno collettivo che ai tempi di Stalin e Krusciov: Putin governa come uno zar presovietico”. Prima o poi la solitudine potrebbe ritorcersi contro di lui lasciandolo senza alleati o complici.

PREOCCUPAZIONE RUSSA E AMERICANA. PUTIN ISOLATO

Un’autorevole fonte russa ha commento così l’ordine sull’arsenale nucleare dato da Putin: «Non dobbiamo farci prendere dal panico, perché questo è quello che vuole.Ma la minaccia va presa sul serio. La sua mente è in stato così crepuscolare negli ultimi anni, e la misantropia è diventata così intensa, che nulla si può escludere. È difficile per le persone razionali credere a una tale follia». Negli Usa l’ex direttore dell’intelligence Clapper e l’ex ambasciatore a Mosca McFaul hanno detto che sembra “unhinged”, mentalmente instabile. R che è difficile continuare a lavorarci, anche se la crisi si risolvesse. Magari lo fa apposta, adottando la “strategia del matto”, ma è possibile che non finga. Tra età e isolamento del Covid, qualcosa l’ha cambiato: «Ormai – ha spiegato l’ex consigliera della Casa Bianca Fiona Hillè isolato, vive nella sua dacia, ha pochissimi contatti. La cerchia che lo vede è ristretta a Naryshkin, Bortnikov, Bastrykin, Patrushev, Shoigu». Una situazione pericolosa, ha osservato Joseph Cirincione, un analista americano: «Davanti all’incubo della sconfitta, Putin potrebbe pensare che l’atomica sia l’unica via d’uscita». A meno che qualcuno non lo fermi prima dall’interno del regime.

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