Usa: un rapporto Cia sostiene che il Covid è un esperimento di Wuhan

La Casa Bianca ha desecretato un rapporto della Cia sul laboratorio nell’epicentro dell’epidemia. Diversi ricercatori si sarebbero ammalati già nell’autunno del 2019

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Un paio di giorni fa l’amministrazione americana ha tolto il segreto, ed ha quindi ufficializzato, un rapporto della Cia. Intitolato «Activity at the Wuhan institute of virology» (Attività presso l’istituto di virologia di Wuhan) , frutto dell’attività della Central Intelligence Agency. In esso si legge che «diversi ricercatori di quell’istituto, nell’autunno 2019, quindi una data antecedente al primo caso identificato dell’epidemia, si sarebbero ammalati con sintomi compatibili sia con il Covid-19 sia con le comuni malattie stagionali». Il rapporto sostiene insomma che il virus del Covid 19, che ha fatto quasi 2 milioni di morti e massacrato l’economia mondiale (tranne quella cinese) potrebbe essere fuggito accidentalmente dal laboratorio di Wuhan. La città di 11 milioni al centro della Repubblica popolare dove l’epidemia è cominciata.

UNA EQUIPE DELL’OMS È A WUHAN PER INDAGARE

La tesi che il rapporto della Cia giustifica e circostanzia con più elementi concreti, ha spinto ieri il segretario di Stato Mike Pompeo a chiedere con forza all’Organizzazione mondiale della sanità di «indagare a fondo su questa possibilità». E la richiesta americana è arrivata a destinazione nel momento più giusto. Visto che l’equipe dei ricercatori dell’Oms incaricati di fare luce sulle origini della pandemia è atterrata da giorni a Wuhan. Ma è rimasta sotto la più stretta sorveglianza dalle autorità cinesi, e non ha avuto accesso al laboratorio dei misteri. Un grosso edificio grigio e nero, a forma di un cubo con un cilindro appoggiato di lato. Le indagini dell’Oms dovrebbero sollevare il velo sul più misterioso laboratorio del mondo.

RICERCHE SU CORONAVIRUS DA PIPISTRELLO

Ma questa ipotesi non è una novità. Da un anno è circolata con insistenza nelle principali centrali dell’intelligence occidentale. Si è sussurrato che l’origine della pandemia sia stata una misteriosa ricerca condotta a Wuhan. Su un coronavirus del pipistrello che al 96,2% sarebbe stato geneticamente identico al Covid-19. Oggi il rapporto americano della Cia mette nero su bianco. E afferma che «almeno dal 2016 i virologi di Wuhan stavano conducendo esperimenti sul RaTG13, un coronavirus dei pipistrelli». Il sospetto è che il virus sia nato per un’irresponsabile manipolazione genetica, operata nel laboratorio. E sia poi sfuggito all’esterno per il contagio involontario di uno o più tecnici.

LUC MONTAGNIER, PREMIO NOBEL

La stessa tesi l’aveva già espressa mesi fa, tra mille polemiche, il virologo francese Luc Montagnier. Premio Nobel nel 2008 per la medicina, grazie alla sua scoperta del virus dell’Hiv. Ma i suoi oppositori avevano immediatamente bocciata la sua tesi, buttandola in in politica. E alla fine venne seppellita da una marea di critiche. Lo scienziato venne denigrato come un propalatore di bufale, ed accusato di essersi allontanato dalla medicina ufficiale. E alla fine zittito, come non sarebbe accaduto neppure al più fastidioso dei No-vax. Oggi il rapporto americano della Cia conferma le tesi di Montagnier. E ricorda anche che «le infezioni accidentali nei laboratori hanno causato in precedenza molti focolai di virus in Cina e altrove. Tra cui un’epidemia di Sars, a Pechino, che nel 2004 ha infettato nove ricercatori e ne ha ucciso uno».

INDAGINI VIETATE DAL PARTITO COMUNISTA CINESE

Il documento rimprovera al Partito comunista cinese di avere «impedito a giornalisti indipendenti, a investigatori ed a autorità sanitarie globali d’intervistare i ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan, compresi quelli che si erano ammalati nell’autunno 2019». Infine, nelle sue ultime righe, il rapporto desecretato in questi giorni aggiunge particolari molto inquietanti. Il rapporto ventila il sospetto che nell’Istituto di virologia di Wuhan si stesse lavorando segretamente a un’arma batteriologica. Peraltro vietata da tutte le convenzioni internazionali. «La segretezza», si legge nel rapporto, «è una pratica standard per Pechino. Da molti anni gli Stati Uniti sollevano pubbliche preoccupazioni sul lavoro della Cina in materia di armi biologiche, che Pechino non ha mai dimostrato di aver abbandonato».