Home Sallusti, schiaffo ai siciliani: «La mafia è colpa vostra»

Sallusti, schiaffo ai siciliani: «La mafia è colpa vostra»


Angelo Scuderi

Il direttore de Il Giornale lancia una assurda provocazione nel salotto di Giletti

Sono fermo da oltre 10 minuti davanti allo schermo, senza scrivere una parola. Una volta si chiamava sindrome del foglio bianco, acchiappava quelli che non riuscivano a dare corpo a un’idea, a liberarla da inutili orpelli, a lasciarla fluire naturalmente. La mia idea è chiara, chiarissima. Il blocco dipende da altro. Sto soltanto selezionando la maniera più opportuna per esprimere a parole il senso di vomito che mi accompagna dopo aver visto il video di Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale e ospite nell’ennesima puntata  che Giletti (bontà sua) ha dedicato alla Sicilia.

IL DILEMMA DELLA QUERELA

Dilemma: mi faccio querelare o lo mando affanculo con stile e garbo, magari ricordando di quale padrone è valvassino e se non sia il caso di schivare certi argomenti? Lo dileggio e lo perculo o gli rovescio addosso tutta la rabbia, anzi raggia che in palermitano suona meglio, accumulata in tutte le circostanze in cui quello di turno con la erre arrotata ci ricorda che se la mafia esiste la colpa è nostra che l’accettiamo con la stessa disinvoltura che si ha quando si compra un paio di sandali?

MEGLIO IL SIGNOR VITTORIO

Mentre tento di sciogliere il dilemma, spontaneo se ne presenta un altro, che provoca eguale disgusto. E’ peggio Alessandro Sallusti o Vittorio Feltri? E qui perdo poco tempo, perché se provocazione di pessimo gusto deve essere meglio puntare sul signor Vittorio che nella sua assoluta ribalderia almeno sa scrivere. E poche volte agisce per conto terzi, anzi il suo mandante viene spesso anticipato e colto di sorpresa. Sarà stronzo, ma non lacché.

ROSALIA, CHIEDO PERDONO

Mai avrei pensato di doverlo dire, ma viva 100 volte Feltri se il suo vicino di banco è Sallusti. Dopodichè, solo solo per averlo pensato e scritto, sono pronto per salire a ginocchioni al santuario della Santuzza, che non bastano avemaria e padrenostro per mondarmi da questo peccato. Rosalia, concedimi il perdono.

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