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Santa Lucia protettrice della vista, dell’arancina e dei palermitani golosi


Michele Sardo

Dovrebbe essere un sacrificio, un voto fatto a Santa Lucia, protettrice della vista, dopo un miracolo che salvó Palermo dalla carestia. In realtà il 13 dicembre è diventato l'arancina day. E non solo...

Il 13 dicembre a Palermo non sorge il sole, sorge l’arancina: calda, rotonda, dorata, intramontabile. Nel giorno di Santa Lucia il palermitano si sveglia al mattino con l’odore della frittura del bar dietro casa e va a dormire non contando le pecorelle ma contando le arancine che ha mangiato durante la giornata.

L’ARANCINA DAY

Al burro, alla carne, con salsiccia e funghi, al salmone, perfino al cioccolato: per Santa Lucia tutto è concesso, pure gli eccessi. Tra il 13 e il 14 dicembre, nei pronto soccorso cittadini la sala d’attesa è sempre piena e anche l’alfasigma, che produce il noto digestivo Biochetasi, si sfrega le mani, al pari dei bar cittadini. Anche perché il 13 dicembre non è solo l’arancina day, ma è anche il giorno della cuccìa, un dolce tipico siciliano fatto col grano bollito, la ricotta di pecora o la crema di latte e le gocce di cioccolato. Viene guarnita anche con zuccata, cannella e scorza di arancia grattugiata. E poi il gateau, le panelle dolci e quelle salate, i broccoli, i cardoni e i carciofi alla pastella, il timballo di riso, e gli allessi, che sono castagne secche bollite con fagioli.

Arancina day
Le arancine palermitane

TUTTO TRANNE IL PANE

“Oggi niente pane e pasta, occhio che si diventa ciechi” – ci dicevano le nostre nonne. Perché la siracusana Santa Lucia è la martire protettrice della vista. A lei si attribuisce un miracolo avvenuto il 13 maggio del 1646, quando durante una carestia arrivò al porto di Palermo un bastimento carico di cereali. Da allora nacque il voto, ovvero il sacrificio di non mangiare pane e pasta il 13 dicembre, giorno in cui la santa perse la vita, decapitata con un colpo di spada per aver rifiutato il suo promesso sposo per donarsi alla chiesa.

SACRIFICI DI GOLA

In alternativa al non mangiare pane e pasta ci sarebbe il digiuno, così come proponeva un vecchio detto palermitano: “Santa Lucia, vulissi pani, pani unn’aiu e accussi mi staiu“. Che significa “Santa Lucia, volevo il pane, pane non ce n’era e sono rimasto digiuno”. Ma proporre il digiuno ad un palermitano, restando in tema, è una vera e propria eresia. Il sacrificio ormai è diventato un “prio” (un piacere), non mangiare pane e pasta è un dolce alibi per darsi intensamente alle scricchiolanti fritture, alle golose ricotte riempite di zucchero, all’irresistibile cioccolato, alle ricche patate farcite con prosciutto e mozzarella o col ragù, alla frutta secca, ai legumi e alle palle di riso ripiene di succulenti e cremosi ingredienti, fritte dopo essere state affogate abbondantemente nella mollica di pane. Sì, proprio il pane, quello che in teoria porterebbe alla cecità.

Ma all’arancina tutto è permesso. E Santa Lucia, da buona siciliana, perdonerà questa piccola “svista“. Anche perché, se così non fosse, se avessero avuto ragione le nostre nonne, saremmo già da secoli un popolo di non vedenti.

ECCO CHI FA L’ARANCINA MIGLIORE DI PALERMO

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