Home Cronaca Strage di viale Lazio, Orlando: “Un eccidio che non dobbiamo dimenticare”

Strage di viale Lazio, Orlando: “Un eccidio che non dobbiamo dimenticare”


Redazione

In quel terribile regolamento di conti fra mafia, morì anche il custode Giovanni Domè, vittima innocente

viale lazio

Cinquantadue anni fa, in viale Lazio, si consumò uno dei più cruenti regolamenti di conti della storia di Cosa nostra. Un commando di killer composto da Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella della cosca di Corleone, Emanuele D’Agostino e Gaetano Grado della cosca di Santa Maria di Gesù e Damiano Caruso della cosca di Riesi, irruppero, con addosso uniformi da agenti di polizia, negli uffici del costruttore Girolamo Moncada in viale Lazio, a Palermo, covo del boss Michele Cavataio detto Il Cobra, capo della famiglia (Cantisani) dell’Acquasanta ritenuto colpevole di avere scatenato la guerra fra le famiglie mafiose.

Quel giorno, alle 19:30, i killer, armati di pistole, lupara e Beretta MAB 38, aprirono il fuoco sui presenti; Cavataio provò a reagire con la sua Colt Cobra, ma venne colpito più volte e cadde a terra. Provenzano, per controllare se Cavataio fosse morto, gli diede un calcio ai piedi. Quest’ultimo, ancora vivo, sparò un colpo di pistola al petto di Bagarella.

La sparatoria è durata pochi minuti e ha provocato la morte di cinque uomini: Cavataio, il mafioso Francesco Tumminello, il commercialista Salvatore Bevilacqua, Giovanni Domè, guardia giurata. Oltre a Bagarella, uno degli aggressori. Il corpo di Bagarella fu trasportato su macchine in attesa e fu sepolto segretamente uno sopra l’altro in un cimitero nella sua città natale, Corleone. 

LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO ORLANDO

“A distanza di cinquantadue anni ricordiamo la strage di viale Lazio che appartiene ad un tempo nel quale la mafia governava la città di Palermo. Un eccidio che non dobbiamo dimenticare affinché non ritornino quegli anni di sangue che hanno segnato la storia della nostra città. Inoltre dobbiamo coltivare la memoria di quel 10 dicembre 1969 perché in quella vendetta mafiosa ha perso la vita anche Giovanni Domè, custode degli uffici del costruttore Girolamo Moncada e vittima innocente per troppo tempo dimenticata. In questo giorno di ricordo esprimo la mia vicinanza alla famiglia Domè”. 

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