Home Dall'Italia “Uccise lo zio nella fonderia”: ergastolo a Giacomo Bozzoli

“Uccise lo zio nella fonderia”: ergastolo a Giacomo Bozzoli


Redazione PL

Un giallo iniziato la sera dell’8 ottobre 2015, quando dalla sua fonderia di via Gitti scompare nel nulla l’imprenditore Mario Bozzoli, 50 anni

A quasi sette anni dalla scomparsa nel nulla di Mario Bozzoli dalla fonderia di Marcheno, si è chiuso con una condanna all’ergastolo il processo a carico  del nipote Giacomo Bozzoli. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Brescia, dopo una camera di consiglio iniziata giovedì 29 settembre nel primo pomeriggio e durata due giorni. Inoltre È stata disposta anche la trasmissione degli atti in Procura per la posizione di due operai della fonderia: Oscar Maggi e il senegalese Awkasi Aboagyecon. L’accusa per entrambi  è concorso in omicidio, distruzione di cadavere e favoreggiamento personale. Alex Bozzoli, fratello dell’imputato, è accusato invece di falsa testimonianza.

UN GIALLO INIZIATO NEL 2015

Il giallo di Marcheno è iniziato la sera dell’8 ottobre 2015, quando dalla sua fonderia di via Gitti è scomparso nel nulla l’imprenditore Mario Bozzoli, 50 anni. L’allarme è scattato alla fine del suo turno di lavoro, quando la moglie, l’ultima persona che lo ha sentito al telefono alle 19.15, si è insospettita per il suo mancato rientro a casa, ed ha allertato le forze dell’ordine. Da quel momento, di lui nessuna traccia. Un mistero che dà il via a indagini complesse e lunghe, complicate anche dalla morte di Giuseppe Ghirardini, l’addetto ai forni.  L’uomo svanito  sei giorni dopo il suo datore di lavoro,  e poi trovato cadavere a Case di Viso con un’esca al cianuro nello stomaco.

INCHIESTA DIFFICILE

L’inchiesta è stata in salita fin dall’inizio. Il primo magistrato titolare dell’inchiesta, Alberto Rossi, è morto per un malore il primo gennaio 2017 e chi subentra, Mauro Leo Tenaglia, arriva a un passo dall’archiviare tutto. È a quel punto che l’allora procuratore generale avoca a sé le indagini e l’ipotesi della morte nel forno ha lasciato spazio ad un’altra ricostruzione. Cioè quella che sostiene che il corpo dell’imprenditore è uscito dall’azienda, chiuso in un sacco per le scorie. Adesso la sentenza. Le motivazioni chiariranno meglio l’orientamento dei giudici.

 

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