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Grazie a un software uomo paralizzato scrive su uno schermo solo pensando


Pippo Maniscalco

Usando l'intelligenza artificiale e due minuscoli chip impiantati nel cervello, un uomo riesce a scrivere dopo molti anni dal trauma che lo ha immobilizzato

Con due minuscoli chip impiantati nel cervello, e grazie all’intelligenza artificiale, un paziente di 65 anni paralizzato da parecchi anni ha potuto “scrivere” su uno schermo, semplicemente pensando di tracciare un testo a mano con la penna. In pratica un software cattura e traduce in parole la sua attività  cerebrale connessa all’ideazione dei movimenti della mano per scrivere. Capacità che la mente dell’uomo è  riuscita a mantenere anche a dieci anni dal trauma che ha bloccato il suo corpo nell’immobilità totale.
Questo eccezionale risultato è stato reso noto dalla rivista Nature, ed è  il successo di un gruppo di ricerca della Stanford University, dopo anni di lavoro nell’ambito del consorzio di ricerca “BrainGate”, che è  anche il nome di una delle prime interfacce uomo-computer sviluppate dai ricercatori.

CHIP GRANDI QUANTO ASPIRINETTE 

Per arrivare a questo risultato, gli esperti hanno impiantato due chip grandi quanto un’aspirinetta nella corteccia motoria del cervello dell’uomo. Precisamente nella parte che governa i movimenti delle mani. Poi i ricercatori hanno collegato questi chip a un software basato sull’intelligenza artificiale. Quando l’uomo pensa di scrivere a mano, il suo cervello comincia ad azionarsi co me se dovesse, appunto, far scorrere la penna sul foglio bianco. L’attività neurale raccolta dai chip viene tradotta in testo dal software. Al paziente paralizzato è stato prima chiesto di immaginare di tracciare una lettera alla volta, in modo da addestrare l’intelligenza artificiale ad associare un particolare pattern di attività  neurale a ciascuna lettera dell’alfabeto scritta a mano. Poi in seconda battuta i ricercatori hanno chiesto al paziente di immaginare di scrivere a mano delle frasi da loro presentate. l’uomo ha immaginato di scrivere diverse frasi e il software ha scritto al posto suo.

LA PIÙ RIUSCITA INTERFACCIA UOMO-MACCHINA

Fino ad ora gli scienziati hanno lavorato su parecchie interfacce uomo-macchina. Come ad esempio “BrainGate”, la porta sul cervello con cui in passato pazienti hanno potuto muovere il cursore su un PC . Oppure comandare una protesi robotica o anche scrivere su una tastiera virtuale solo con il pensiero. Ben diverso è  però  tradurre il pensiero di scrivere a mano, perché  ogni segno grafico corrisponde a profili di attività neurali ben distinto. E quindi più  facilmente riconoscibile dall’intelligenza artificiale, che trascrive la scrittura mentale con meno errori.

 

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