Home Economia e lavoro Vertenza Almaviva-Alitalia, lavoratori: “Siamo trattati come pedine”

Vertenza Almaviva-Alitalia, lavoratori: “Siamo trattati come pedine”


Francesca Catalano

Due operatrici Alitalia del call center Almaviva raccontano la preoccupazione che stanno vivendo in questi giorni

Alitalia

Ancora nessuna certezza sul futuro dei 570 lavoratori Almaviva che gestiscono il call center di Alitalia. Dal prossimo 15 ottobre subentrerà una nuova compagnia di bandiera chiamata Ita. In data odierna quest’ultima ha assegnato alla società milanese “Covisian” l’appalto per la gestione del servizio di assistenza clienti dell’ex Alitalia. Così, i dipendenti del call center Almaviva, già in attesa di una risposta sull’applicazione della clausola sociale che manterrebbe saldo il loro posto di lavoro, tornano a chiedere chiarezza sulla situazione.

UNA VITA SUL FILO DI LANA

“Noi inizialmente eravamo compartecipati Alitalia: il 40% Alitalia ed il 60% restante era un’azienda internazionale – racconta Roberta Campione, operatrice telefonica del call center Almaviva a PalermoLive.it. – La sua estate, così come quella dei restanti 569 suoi colleghi, da quando dietro l’angolo c’è lo spettro della disoccupazione, da calda si è trasformata in rovente. “L’amministratore delegato, talmente eravamo pochi, ci conosceva per nome, cognome e numero di matricola. In questi giorni siamo stati sul filo di lana, abbiamo sentito per vie traverse di questa gara d’appalto, prima d’ora non avevano fatto menzione. Oggi abbiamo visto questa notizia e ci sentiamo alla gogna”.

“TRATTATI COME PEDINE”

“Lavoriamo con professionalità e dedizione da 20 anni. Oltretutto Alitalia è un’azienda particolare: se non fai almeno un mese di corso, è difficile che tu riesca a essere idoneo. Non è stato necessario neanche il primo corso fatto vent’anni fa, ogni anno abbiamo fatto corsi di aggiornamento per affinare le tecniche. Sapere, dall’oggi al domani, che noi non siamo più Alitalia, perché adesso si fa la gara al ribasso e prendono il call center che si può pagare con tot ci lascia spiazzati. Tutto quello che noi abbiamo investito in termini di professionalità, le famiglie che negli anni abbiamo costruito, adesso è distrutto”.

ALEA IACTA EST

“Ci sentiamo alla deriva. Non stiamo neanche vedendo tutto questo impatto mediatico che vedevamo le altre volte. Sembra tutto molto tranquillo, come se fosse normale. In realtà ci sono famiglie e lavoratori che ne risentono. Ci trattano come se fossimo soltanto delle pedine. Assurdo che non sappiano se applicare la clausola sociale. Rimaniamo basiti e speriamo che ci sia un risvolto diverso anche se – continua con un’aria rassegnata – penso che i giochi siano fatti”.

NELLE MANI DEL DESTINO

Ad accodarsi alla rassegnazione ed amarezza di Roberta Campione c’è Gaia Infantino, anche lei operatrice Alitalia. “Le preoccupazioni sono tante: non abbiamo certezze, non sappiamo nulla… – racconta -. Abbiamo appreso tutto dai media. Sono molto provata non so cosa accadrà nelle prossime ore. La parola più giusta in questo momento è basita. Un mix di preoccupazione, rabbia, smarrimento e soprattutto impotenza. Siamo in attesa di sapere qualcosa. Mi stavo godendo questi ultimi giorni di ferie in compagnia della famiglia quando all’improvviso ho letto questa triste notizia”.

QUALCOSA DI DIVERSO NELL’ARIA

“Io lavoro qui dal 2007, di battaglie ne abbiamo fatte tante, però questa volta c’è qualcosa di diverso nell’aria. Vorrei sapere, farmi un’idea in merito. Ho lavorato tanti anni con grande professionalità, dando l’anima, il cuore e quindi sentirmi di botto messa fuori, anzi proprio non considerata è brutto. Ci sentiamo abbandonati, non sappiamo alcun tipo di informazione se non quelle apprese da voci di corridoio. Finché non saprò nulla, preferisco non pensare nulla… – ammette Gaia – A volte i pensieri fanno più paura della realtà”.

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