Home Cronaca di Palermo Voto di scambio a Palermo, in arresto Pietro Polizzi di Forza Italia: terremoto in politica alla vigilia delle amministrative

Voto di scambio a Palermo, in arresto Pietro Polizzi di Forza Italia: terremoto in politica alla vigilia delle amministrative


Redazione PL

A quattro giorni dal voto l'arresto del candidato di Forza Italia al Consiglio Comunale scuote il mondo politico palermitano e non solo

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A pochi giorni dal voto un terremoto investe la campagna elettorale a Palermo. È stato infatti arrestato per scambio elettorale politico-mafioso Pietro Polizzi, uno dei candidati di Forza Italia al Consiglio Comunale. Secondo l’accusa, avrebbe stretto un patto con i boss dell’Uditore, i costruttori Sansone, storici alleati del capomafia Totò Riina.

Il padrino di Corleone, infatti, fu ospite in una delle loro ville nell’ultimo periodo della latitanza. In manette è finito anche Agostino Sansone, fratello di Gaetano, proprietario della villa di Via Bernini in cui Riina passò gli ultimi mesi prima dell’arresto nel 1993 e un suo collaboratore, Manlio Porretto.

Arresto per voto di scambio, Fava: “AST bancomat a servizio di politici”

L’arresto ha suscitato notevoli reazioni in seno al mondo politico.

Che l’Ast fosse un bancomat del consenso al servizio della politica siciliana non lo scrive solo la Commissione antimafia: lo confermano le intercettazioni a carico di Polizzi, candidato di Forza Italia a sostegno di Lagalla, arrestato per voto di scambio. È imbarazzante che il governo Musumeci non abbia sentito l’obbligo morale in questi mesi di sollevare dall’incarico l’intero consiglio d’amministrazione dopo l’inchiesta giudiziaria della procura di Palermo: nessuno stupore che i nomi di alcuni di quegli amministratori ce li ritroviamo adesso anche in questa nuova indagine.” Così ha dichiarato Claudio Fava, deputato regionale dei Centopassi.

Catania: “Si rischia un ritorno nel più buio passato”

L’assessore Giusto Catania, esponente di Sinistra Civica Ecologista, denuncia il rischio di “un ritorno nel più buio passato”. “I fatti parlano da soli – aggiunge -. L’arresto per  voto di scambio di ieri di un candidato al Consiglio comunale in quota Fi, sullo sfondo il patto con la famiglia mafiosa vicina a Totò Riina, è la conferma dell’aria che tira alla vigilia del  voto in città”.

“Palermo corre il pericolo di precipitare di nuovo nel baratro dell’illegalità. Sembra che la cura di anticorpi antimafiosi adottata dalla politica negli ultimi anni  stia esaurendo la sua efficacia. Occorre immediatamente reagire per  ripristinare le difese immunitarie contro illegalità e organizzazioni mafiose, allontanando dall’agone politico impresentabili condannati per mafia”.

Miceli: “L’ambiguità di Lagalla si manifesta: il re è nudo”

Commenti anche da parte dei candidati a sindaco. “Gli arresti di stamattina dimostrano la fondatezza delle nostre preoccupazioni sull’infiltrazione della criminalità organizzata nelle elezioni amministrative dei prossimi giorni. Nessuno si dica sorpreso, perché se si sdogana il supporto politico da parte di soggetti già condannati per reati connessi alla mafia, è naturale che in quella proposta politica trovino spazio metodi e sistemi che sono quelli che hanno già inferto ferite indicibili alla nostra città”. Così commenta Franco Miceli.

“L’ambiguità di Lagalla – continua – oggi si manifesta: il re, come si dice, è nudo. E non basteranno delle frasi di circostanza espresse con malcelato imbarazzo a mascherare la realtà. Abbiamo il dovere di proteggere i miliardi del PNRR e dei fondi europei dagli interessi scomodi e dalle spartizioni mafiose”. “A questo punto – conclude Miceli – la preoccupazione è che non sia un caso isolato: Palermo resisterà a tutto questo, non può avere un sindaco che diserta il 23 maggio e che rappresenta l’alfiere del ritorno ai tempi bui della città di Palermo. Lagalla tragga le opportune conclusioni”.

Voto di scambio, Ferrandelli: “Fa venire i brividi”

“La notizia dell’arresto di un candidato di Forza Italia al consiglio comunale per scambio mafioso fa venire i brividi. Si tratta di una vicenda gravissima, che rigetta malamente Palermo al centro delle cronache nazionali”. Così in una nota il candidato sindaco Fabrizio Ferrandelli. “È la certificazione di quello che dico da settimane: c’è un sistema opaco che ha provato a camuffarsi per provare a rimettere le mani sulla città, gestirne processi e, soprattutto, intercettare i fondi del Pnrr. C’è una sfida finale tra la legalità e l’illegalità: per questo chiedo a tutti i palermitani che non vogliono vedere di nuovo la nostra città tornare alla stagione delle collusioni e del malaffare, di mobilitarsi in maniera straordinaria”.

Con il voto di domenica dobbiamo respingere l’assalto mafioso. Lo dobbiamo alla memoria di Falcone e Borsellino, di cui quest’anno celebriamo i 30 anni dalle stragi in cui persero la vita – conclude Ferrandelli – . Lo dobbiamo alle vittime di mafia. Lo dobbiamo a chi ha subito e subisce pizzo, soprusi e angherie. Lo dobbiamo ai nostri figli, che devono crescere in una Palermo libera. No alla mafia. Sì alla alla legalità”.

Lagalla: “La mafia stia lontano dalla mia porta”

Si difende dal canto suo Roberto Lagalla, candidato sindaco del centrodestra. “Un plauso alla Procura della Repubblica per la celerità delle indagini segno di un impegno attento a tutela della libertà del voto, che rappresenta la più alta espressione democratica del nostro Paese. Confido che la giustizia possa essere altrettanto celere nello stabilire processualmente le eventuali responsabilità”. Così si legge in una nota.

“Tenere alta l’attenzione contro ogni tipo di ingerenza della mafia è un imperativo categorico, perché il rischio è che si insinui nelle maglie larghe di chi cerca scorciatoie, di certo non richieste. La mafia e le sue ramificazioni stiano lontane dalla mia porta, non troveranno mai alcuna accoglienza – sottolinea il candidato a sindaco -. Saranno accompagnate immediatamente e senza tante gentilezze alla Procura della Repubblica”.

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