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Covid, in Italia lockdown per non vaccinati? Il Governo dice di no


Redazione

Sono diverse le Regioni che si pronunciano a favore delle restrizioni per i non vaccinati in Italia. Un sistema analogo a quello che vige da qualche giorno in Austria, dove l'innalzamento del numero dei contagi ha fatto sì che ai non vaccinati fossero imposte limitazioni simili a quelle di un vero e proprio lockdown.

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Divide il cosiddetto “modello Austria”, che prevede una sorta di lockdown solo per chi non si è vaccinato contro il Covid. Se alcune Regioni e partiti hanno dichiarato, infatti, di sostenere l’introduzione di tali linee guida anche in Italia, non manca chi le avversa o avanza dubbi in merito. Intanto, fonti di Governo rendono noto che “non è allo studio alcuna stretta sul modello austriaco per i non vaccinati”.

I numeri del Covid in Italia non sono quelli dell’Austria, la situazione delle terapie intensive nel nostro Paese appare sotto controllo. “Continua il monitoraggio dei dati, con una valutazione prevista a dicembre, ma non si vuole fare alcun tipo di allarmismo”.

Sì al “modello Austria”

Le nuove norme austriache prevedono una serie di limitazioni per i non vaccinati, che fanno sì che questi – di fatto – possano solo recarsi a lavori e svolgere attività strettamente necessarie. Una sorta di lockdown limitato ad un gruppo, insomma.

In Italia non manca chi strizza l’occhio alla misura. Tra questi, il governatore della Liguria Giovanni Toti. “Chi si è protetto non può pagare per chi non lo ha fatto – ha scritto su Twitter -. Siamo di fronte alla pandemia dei non vaccinati, dovranno essere loro a subire eventuali nuove restrizioni. La pensano così molti colleghi presidenti di Regione, di destra e sinistra, perché il buonsenso non ha partito. Nessuno vuole tornare a un anno fa, senza vaccino, con le terapie intensive piene, il coprifuoco, i ragazzi in Dad, l’economia ferma e il Natale rovinato. Chi si è vaccinato non lo merita perché non ne ha colpa. Non possiamo permettere di vanificare i nostri sforzi”.

Dello stesso avviso pare essere anche Arno Kompatscher, presidente altoatesino. “Guardando i dati – ha affermato – è chiaro che dove il tasso di vaccinazione è basso ci sono più ricoveri. Abbiamo chiesto a Roma di consentire vantaggi per i vaccinati, come già avviene in alcuni Paesi europei”. Dal Friuli, Massimiliano Fedriga aggiunge: “Nel caso in cui dovessimo finire in zona arancione penso che il prezzo delle chiusure non lo possano pagare i vaccinati, che hanno difeso se stessi e gli altri, partecipando alla campagna vaccinale”.

Lockdown per non vaccinati, le Regioni a favore

Anche Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, si è dichiarato favorevole alla misura. “Se si dovessero rendere necessarie nuove restrizioni, queste dovrebbero coinvolgere esclusivamente coloro che non si sono vaccinati. La stragrande maggioranza degli italiani ha dato fiducia alla scienza e con senso di responsabilità nei confronti della comunità si è sottoposta al vaccino. Non sarebbe giusto far pagare a questa maggioranza la scelta incomprensibile di una minoranza”.

“Non possiamo pensare a restrizioni per questi cittadini che hanno dimostrato fiducia, consapevolezza e senso del bene comune”, ha scritto su Facebook il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. Il riferimento è agli “oltre 8 milioni di lombardi che hanno con convinzione e senso di responsabilità aderito alla vaccinazione”.

Anche il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, ha spiegato: “Se ci saranno nuove restrizioni, queste non potranno essere pagate da coloro i quali si sono vaccinati, perché sarebbe un’ingiustizia profonda. Chi si è vaccinato ha dato prova di fiducia nelle istituzioni e io credo che questa fiducia debba essere ripagata”.

Covid in Italia, dubbi sulle restrizioni

Non mancano, tuttavia, dubbi e perplessità sull’attuabilità del modello austriaco nel nostro Paese. Ad avanzarle è ad esempio Luca Zaia, governatore del Veneto. Questi ha posto l’accento sulle difficoltà nell’applicazione del modello in Italia dal punto di vista costituzionale.

Dubbi anche dall’Emilia-Romagna, dove Stefano Bonaccini ha dichiarato: “Dovremo discuterne ma credo che la prima cosa da fare sia quella di proseguire con le vaccinazioni”.

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