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Palermo, il Museo di Casa Professa apre gli armadi: nuove opere in mostra


Marianna La Barbera

Oltre quattrocento anni di storia nell'esposizione permanente all'interno della Chiesa del Gesù

Il Museo di Casa Professa, nell’omonima piazza, apre gli armadi e amplia l’offerta per i visitatori da tutto il mondo.
All’interno della Chiesa del Gesù, a pochi passi dal mercato popolare di Ballarò, nuovi spazi con nuove opere.
Testimonianze che racchiudono oltre quattrocento anni di storia nell’esposizione permanente all’interno della Chiesa.
Una straordinaria opportunità per chi vuole, attraverso l’arte, compiere un percorso non solo turistico: un vero e proprio “cammino interiore” da credente o da laico.
Senza dimenticare che, sempre all’interno del Museo, è possibile ritrovare l’Oratorio del Sabato, poco conosciuto ma intimo e affascinante.

L'Oratorio del Sabato è affascinante e misterioso, benché poco conosciuto
L’Oratorio del Sabato è affascinante e misterioso, benché poco conosciuto

Chi volesse visitare gli spazi museali, può farlo dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 13:30.
Il sabato, invece, dalle 9:30 alle 13:30, dalle 15:30 alle 18:30 e dalle 20:30 alle 23:30.

IN MOSTRA GLI ARTISTI DEL FULGIDO SEICENTO PALERMITANO

Gioacchino Vitaliano, Antonio Grano, Camillo Camilliani, Ignazio Marabitti e Giacomo Serpotta: sono i nomi degli autori delle opere che i visitatori potranno ammirare.
Ovvero, gli artisti più importanti della feconda scena della seconda metà del seicento palermitano.
Grazie a inedite e nuove letture mistagogiche i visitatori vivranno un’esperienza immersiva attraverso la contemplazione delle opere d’arte.
La parola diviene immagine e l’immagine ha il compito di rendere visibile l’invisibile, presente l’assente.
Per i fedeli, entrare nella scena narrata significa esserci.

NUOVE AREE APERTE AL PUBBLICO

Opere di pittura, scultura e arte decorativa rappresentano il patrimonio storico e artistico del Museo di Casa Professa.
Tesori che provengono dalla Chiesa del Gesù e dalla Casa annessa, da vari collegi siciliani della Compagnia del Gesù e da donazioni private.
Importanti opere d’arte che raccontano la storia stessa dell’Ordine dei Gesuiti, la sua complessa cultura intrisa di profondi riferimenti simbolici, ma anche la dimensione sacrale e l’identità religiosa di Palermo.
Il percorso museale rappresenta un continuum tra l’abside centrale e gli spazi museali veri e propri.
Dalla sacrestia comincia il percorso alla scoperta dell’arte dei Gesuiti della Sicilia.

LA SALA DI SANT’IGNAZIO

La prima sala è dedicata proprio al fondatore dell’Ordine dei Gesuiti ed è denominata, appunto, Sala di Sant’Ignazio o dei Paliotti.
Vi sono esposti i paramenti liturgici di età barocca appartenenti alla Chiesa del Gesù.
A sorprendere sono gli anthependium, detti anche “paliotti” : i gesuiti ne furono non soltanto estimatori e committenti ma anche esecutori.
Nella Sala, i paliotti sono figurati ornati da minuziosissimi grani di corallo: un prezioso lavoro svolto delle maestranze trapanesi nel diciassettesimo secolo.
Il corallo, oltre ad essere un elemento di pregio, reca una valenza simbolica importante, che rimanda al salvifico sangue di Cristo.

“Trionfo della Fede: la fede guida la povera Chiesa”

Su rifacimento di un cartone del notissimo Paul Rubens, “Trionfo della Fede: la fede guida la povera Chiesa”, realizzato nel 1626.
Il paliotto ritrae l’imponente carro della fede, trainato da Sant’Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio: davanti ci sono i quattro evangelisti simboleggiati dal leone, dall’aquila, dall’uomo e dal bue.
A seguito del carro, i filosofi ritenuti precursori della dottrina cristiana: Aristotele, Platone e Socrate.
Le colonne tortili adornate da foglie di acanto delimitano lo spazio visivo del paliotto, così come i putti fanno da cornice e da presenza festante.
Nella stessa sala, al centro, si trova collocato il Fercolo processionale con la statua di Sant’Ignazio di Loyola.

LE SALE LA FARINA E LA NUZA

Le opere esposte al museo sono anche state internamente donate alla Compagnia, come nel caso di quelle contenute nella Sala La Farina.
Essa ospita una pregevole raccolta di maioliche provenienti da tutta Italia e un’opera del noto pittore ottocentesco Francesco Lojacono.
Tra gli spazi è possibile visitare La Sala La Nuza, arricchita da preziosissime suppellettili liturgiche, come l’ostensorio raggiato dell’orafo Antonio Nicchi, realizzato nel 1736.
Caratterizzato dalla statuetta del fondatore dell’Ordine, l’ostensorio cesellato e sbalzato in oro è arricchito da minute gemme preziose.

L'ostensorio fu realizzato dall'orafo Antonio Nicchi nel 1736
L’ostensorio fu realizzato dall’orafo Antonio Nicchi nel 1736

LA CRIPTA

Un gioiello di particolare rilievo è rappresentato dalla Cripta, raggiungibile scendendo una breve rampa che conduce a un antro sotterraneo.
Quest’ultimo immette alla desueta area di sepoltura, riservata ai Padri gesuiti.
Il luogo è identificato anche con il nome di Antro di San Calogero.
Si tratta di un riferimento all’antica Chiesa ipogea di “San Calogero in Thermis” che, secondo la tradizione, era dimora e luogo di preghiera del Beato Calogero, vissuto a Palermo nel quarto secolo dopo Cristo.

La Cripta è identificata anche con il nome di Antro di San Calogero
La Cripta è identificata anche con il nome di Antro di San Calogero

PADRE WALTER BOTTACCIO: “VISITATORI ENTUSIASTI”

L’ apertura degli armadi e le novità che riguardano il Museo di Casa Professa registrano un indice di gradimento molto elevato.
La conferma arriva da un libro che racchiude le firme dei visitatori, con i relativi commenti.
A parlare con orgoglio del registro, una sorta di agenda sistemata all’interno del Museo, è Padre Walter Bottaccio, rettore della Chiesa del Gesù.

Alto indice di gradimento per le nuove iniziative del Museo di Casa Professa da parte dei visitatori

“La richiesta di aprire gli armadi – afferma – è arrivata proprio da cittadini e turisti che, vedendoli chiusi, si chiedevano cosa vi fosse dentro”.
Detto, fatto, grazie anche alla preziosa collaborazione di figure e personalità che il sacerdote tiene a ringraziare.
“Tutto ciò è stato possibile – afferma – grazie alla Soprintendente per i Beni culturali di Palermo Giorgia Selima Giuliano“.
Insieme a lei, altre figure della Soprintendenza hanno avuto un ruolo determinante nella nuova vita del Museo: Concetta Lotà, Sandra Proto, Maria Reginella e Roberta Civiletto.
“Senza dimenticare l’impegno profuso – conclude – da Elisabetta Gulizzi e Conny Catalano, che lavorano al Museo”.

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