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Palermo, atterrata la famiglia del cuoco afghano Shapoor


Federica Terrana

È atterrata all’aeroporto Falcone Borsellino la famiglia afghana del cuoco Shapoor Safari. Lui è l’anima di Moltivolti, ristorante e impresa sociale nel cuore di Ballarò.

Qualche settimana fa era stato lanciato sulla piattaforma GoFundMe un crowdfunding che aveva raggiunto la cifra necessaria per mettere in salvo i profughi. Sono state raccolte oltre diecimila euro in pochi giorni. Merito della generosità di molte persone vicine alla comunità del ristorante.

Palermo, atterrata la famiglia del cuoco Shapoor

Dieci persone, tra cui sei donne e due bambini messi in salvo dall’inferno afghano. La famiglia Safari ha finalmente raggiunto Palermo e ha potuto riabbracciare dopo 25 anni il loro amato Shapoor, anima e cuoco di Moltivolti. 

Il Sindaco Orlando e l’accoglienza

Ad accogliere la famiglia in aeroporto il Sindaco Leoluca Orlando. Il Sindaco si è molto speso con l’Ambasciatore italiano in Pakistan per aiutare la famiglia a varcare il confine con l’Afghanistan e ricevere la documentazione necessaria per il viaggio.

“Da oggi altri dieci afghani saranno dieci Palermitani perché questa città li accoglie – questo il commento del Sindaco Leoluca Orlando – . L’accoglienza non è soltanto aspettare che qualcuno arrivi, ma anche fare in modo che qualcuno si possa mettere in salvo. Questa sera Palermo, che si conferma città dell’accoglienza, è come una nave nel Mediterraneo che salva un naufrago; questa è una famiglia di naufraghi arrivati dal cielo, in aereo, e Palermo è pronta ad accoglierli.”

“Una gioia immensa – commenta il cuoco afghano, che non rivede la sua famiglia da venticinque anni – è stata dura ma ce l’abbiamo fatta grazie all’aiuto di tante persone che mi sono state accanto e sono riuscite a far arrivare qui le mie sorelle, i miei nipoti e i miei nipotini.”

Ad aspettare la famiglia c’è anche Feroz è un cugino di Shapoor arrivato da Francoforte per riabbracciare la moglie Waheda che non vede da cinque anni. Era riuscito a trasferirsi in Germania qualche anno fa e trovare lavoro in una friggitoria, il suo sogno è quello di poter andare a vivere con la moglie a Francoforte.

Dietro i volti stanchi di questa famiglia ci sono storie di uomini e donne. Persone che nel corso della loro vita hanno visto più volte cambiare il proprio paese e le loro vite.

C’è una giovane donna che ha studiato per diventare ostetrica, ha fatto nascere molti bambini e lavorava in un ospedale; ma da quando i talebani hanno ripreso il potere le è stato vietato di lavorare. C’è la sorella maggiore di Shapoor che per tanti anni ha lavorato come addetta alle pulizie negli uffici delle Banca Centrale dell’Afghanistan, riuscendo così a dare stabilità economica alla sua famiglia.

C’è anche un giovane giornalista e blogger, che nel corso degli anni ha più volte denunciato attraverso il network di informazione indipendente che aveva fondato, casi di storture e corruzione del suo paese, è stato minacciato più volte dai talebani e ha dovuto trascorrere lunghi mesi nascosto prima di avvicinarsi al confine pakistano e riuscire a fuggire.

Ci sono due bambini piccoli con le loro mamme, accolti con regali e abbracci in aeroporto; sul loro volto nessuna traccia di stanchezza o tristezza, solo un grande sorriso e tutto l’entusiasmo e la gioia.

“Siamo felici di poter raccontare le storie di queste donne, di questi bambini, di questi giovani uomini che per una volta arrivano nel nostro paese e non vengono trattati come numeri, ma come persone – commenta Claudio Arestivo, socio fondatore di Moltivolti -. Sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta”.

Fondamentale per la riuscita di tutte le operazioni è stato anche il contributo di REACT, associazione no profit inglese fondata da Giovanna Stopponi che dal 2007 si occupa di rifugiati.

“Siamo sollevati di essere riusciti ad aiutare questa famiglia; ma non dimentichiamo tutti gli uomini le donne e i bambini che dovrebbero essere accolti in maniera sicura e legale quando ciò si renda necessario e che purtroppo ora non lo sono.  Il nostro lavoro dimostra che questo è possibile quando esiste un forte sforzo dal basso, una volontà politica e un connubio tra le realtà sociali – racconta Giovanna Stopponi -. Ci sono state diverse criticità durante questo percorso, da Kabul al confine pakistano all’arrivo in Pakistan per l’ottenimento dei visti necessari per lasciare il paese.”

La famiglia sarà sottoposta nei prossimi giorni ad una quarantena sanitaria obbligatoria; trascorsi questi dieci giorni la loro nuova vita a Palermo inizierà con una grande festa nel cuore di Ballarò, organizzata per loro dal loro amato Shapoor. 

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