Pescatori liberati, Musumeci a Conte:”Stanchi di essere considerati pirati”

Musumeci scrive a Conte: “Basta subire soprusi nel nostro mare”

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Non c’è più tempo da perdere”. Scrive il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, in un post sul proprio profilo Facebook. “La dolorosa vicenda, a lieto fine, del sequestro dei pescatori siciliani da parte delle autorità libiche impone, in termini ormai non più procrastinabili, una decisa azione politica e diplomatica del governo italiano in sede internazionale”.

LA LIBIA HA SPOSTATO ARBITRARIAMENTE LA DELIMITAZIONE DEL MAMMELLONE

L’ha scritto in una lettera inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ricordando come “da oltre mezzo secolo i nostri pescherecci vanno a lavorare nel mare Mediterraneo mettendo a rischio la propria sicurezza e, per ben tre volte, pagando con la vita le aggressioni delle motovedette tunisine e libiche. Va definita una volta per tutte sia la delimitazione del cosiddetto Mammellone, nel mare antistante la Tunisia. Sia la Zona economica esclusiva che la Libia ha spostato arbitrariamente oltre 65 miglia in avanti. Pretese insostenibili, che finiscono per colpire solo la marineria isolana, sempre più vittima di angherie e soprusi da parte dei due Paesi nordafricani”.

L’UNIONE EUROPEA DEVE IMMEDIATAMENTE INTERVENIRE

“C’è la necessità che Conte chieda all’Unione europea di smetterla di girarsi dall’altra parte e di intervenire finalmente, in maniera risoluta, con un efficace ruolo di mediazione. I nostri pescatori sono stanchi di essere considerati pirati nel loro mare”.

IL RILASCIO DEI PESCATORI

Proprio domani, domenica 20 dicembre 2020, torneranno a Mazara del Vallo i pescatori dei pescherecci “Medinea” e “Antartide”, liberati nella giornata di giovedì in Libia. L’equipaggio era tenuto in ostaggio da più di tre mesi, ma il viaggio lampo del premier Conte insieme al ministro Di Maio ha favorito il rilascio. “In questi 108 giorni abbiamo cambiato quattro carceri in condizioni sempre più difficili. L’ultimo dove siamo stati era al buio, ci portavano il cibo con i contenitori di metallo e non era buono”. Racconta, in una chiamata via radio, il capitano della “Medinea” Pietro Marrone.