Home Cronaca Unipa, la pandemia, le sfide: “Pensare al futuro facendo tesoro di questi due anni”

Unipa, la pandemia, le sfide: “Pensare al futuro facendo tesoro di questi due anni”


Gina Lo Piparo

L'intervista a Benedetto Gramasi, senatore accademico e coordinatore dell'associazione studentesca UniAttiva, sulle sfide e le opportunità che la pandemia pone all'Ateneo palermitano

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La giornata dell’11 gennaio ha visto l‘inaugurazione dell’Anno Accademico 2021/2022 di Unipa. Una cerimonia solenne per dare il via al 216esimo anno accademico dalla fondazione dell’Università degli Studi di Palermo, che oggi più che mai si appresta ad affrontare le innumerevoli sfide che i giorni della pandemia le mettono davanti.

A Palermo Live ne parla Benedetto Gramasi, senatore accademico e coordinatore dell’associazione studentesca UniAttiva. Nel corso della cerimonia inaugurale, Gramasi ha avuto modo di tenere il suo intervento in presenza, tra gli altri, del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e del rettore, Massimo Midiri.

Una nuova categoria di studenti

“La priorità in questo momento è quella di realizzare che a causa della pandemia – o grazie alla pandemia, non sta a me dirlo – una grandissima fetta della popolazione ha potuto accedere all’istruzione universitaria, cosa che prima non avrebbe potuto fare”. Così esordisce Gramasi, attualmente immatricolato al corso di laurea in Studi storici, antropologici e geografici.

“Sto parlando di persone che hanno esigenze, anche personali, a cui la partecipazione sarebbe stata preclusa dalla didattica esclusivamente in presenza. Quindi, studenti lavoratori, con familiari a carico, beneficiari della legge 104. Tante persone che rientrano in queste categorie sono entrate nel nostro Ateneo, soprattutto nell’area umanistica. Ignorare questo dato è qualcosa che non possiamo fare”.

La pandemia, dunque, ha tolto, è vero, ma ha anche spinto a soluzioni alternative che si sono tradotte in nuove possibilità. “E’ vero anche, però – ragiona il senatore accademico – che non possiamo snaturare la didattica tradizionale continuando imperterriti con una didattica mista che, in realtà, non dà un buon servizio né a chi sta a casa né a chi sta in presenza. Bisogna sicuramente affrontare il grandissimo tema di questa nuova categoria di studenti, che ora fa parte della nostra comunità e che non può essere sottovalutata”.

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Benedetto Gramasi

Unipa, nuove esigenze e nuove soluzioni

La pandemia, insomma, mette gli atenei italiani, in generale, e Unipa, in particolare, davanti a sfide figlie del suo tempo. Sfide che non possono essere ignorate ma che devono essere colte, con l’obiettivo di trarne il meglio.

“Noi, con UniAttiva – spiega Gramasi – ci stiamo occupando, ad esempio, dei tirocini formativi. Ad oggi sono obbligatori, ma mi chiedo come uno studente lavoratore possa farli. Come fa una persona che ha un familiare con disabilità ad allontanarsi da casa se è l’unica persona che può occuparsi di quel familiare?”. La proposta avanzata al Dipartimento di Cultura e Società di Scienze Umanistiche era quella di sostituire, in determinati casi, i tirocini con attività alternative, quali ad esempio una materia a scelta o dei seminari curriculari. La proposta è stata bocciata, ma non cessano le interlocuzioni sul tema.

Spazi carenti

Se si discute in merito a nuove soluzioni per venire incontro a nuove esigenze, è vero anche che la pandemia ha fatto venire al pettine nodi già da tempo intrecciati. Uno di questi è quello legato alla carenza di spazi. Una criticità che diviene ancor più grave se ci si deve adeguare a normative che prevedono il distanziamento.

C’è un grosso problema infrastrutturale e non è una novità del Covid – dichiara Gramasi -. La carenza di aule nel nostro Ateneo è un problema annoso che riproporre sotto la pandemia ha dello stucchevole. Che non avevamo gli spazi per fare lezione si sapeva da anni. C’era stato un anno e mezzo di pandemia per iniziare a interloquire per avere spazi propri e permettere la didattica anche mista, con la turnazione degli studenti, all’inizio del primo semestre. Invece, fatto che sta che alcuni Dipartimenti hanno iniziato la didattica in ritardo e alcuni corsi sono rimasti totalmente online”.

Si intravede la speranza di acquisire nuovi spazi ottenendo alcune caserme dismesse, che saranno adibite ad aule. “Ci sono interlocuzioni in atto, soprattutto con l’esercito – spiega Gramasi -. Mi auguro che, se le condizioni pandemiche lo permetteranno, al secondo semestre si torni in presenza”.

Unipa verso il futuro

Il ritorno in presenza resta sempre l’obiettivo basilare. Tuttavia, ciò non esclude che si possano realizzare delle valide proposte online. Gramasi ha le idee chiare su questo.

“Stiamo lavorando al progetto “Unipa 2030”- racconta -. Stiamo cercando di interloquire con colleghi e professori per ragionare sull’idea di università verso cui ci stiamo muovendo o ci auguriamo di dirigerci. La didattica a distanza favorisce il diritto allo studio. Ad esempio, una persona che vive a Caltanissetta, Enna o Trapani e vuole seguire un corso di laurea a Palermo, di base, dovrà sostenere dei costi. La didattica a distanza, però, per come l’abbiamo affrontata noi, non è un’alternativa valida. Si deve piuttosto pensare di ampliare l’offerta formativa totalmente a distanza che Unipa già ha, con corsi pensati appositamente per persone che si collegano online a seguirli”.

Non dunque la dad così come è stata finora vissuta. Piuttosto, “una didattica a distanza pensata integralmente online, che si adatta quindi al medium”. In questo modo si potrebbe venire incontro alle esigenze degli studenti che non possono garantire una presenza fisica in aula, senza penalizzare chi invece tale presenza può garantirla tranquillamente.

“Continueremo a proporre al senato accademico di pensare soluzioni alternative per determinate categorie di studenti, ma non la modalità mista che abbiamo visto fino adesso – conclude Gramasi -. Al Congresso degli studenti universitari, che si terrà a breve, parleremo con studenti e docenti proprio della didattica del futuro. Ovvero, come possiamo riuscire a prendere il meglio di questi due anni e integrarlo su una didattica tradizionale che deve esser comunque sempre la base della nuova didattica. Come possiamo far tesoro di questa esperienza, insomma. Allo stesso tempo, però, la didattica in presenza dev’essere la nostra stella polare. E i direttori di Dipartimento devono essere pronti a recepire le norme rettorali che a tempo debito arriveranno senza ripetere l’attendismo che c’è stato agli inizi del primo semestre”.

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