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Vincenzo Spinelli, un palermitano ucciso perché ha detto no alla mafia: un libro in suo onore


Michele Cusumano

Il testo "Come mafia non comanda" di Vincenzo Ceruso rende giustizia alla storia di Vincenzo Spinelli, commerciante ucciso nel 1982 per essersi rifiutato di pagare il "pizzo". Ecco quando e dove sarà presentato

vincenzo

“Come mafia non comanda” è un testo che racconta la storia di Vincenzo Spinelli, imprenditore ucciso dalla mafia il 30 agosto 1982. Spinelli fu un gran lavoratore, ma soprattutto un uomo onesto, tanto da mettere a repentaglio la sua vita pur di non piegarsi alle logiche mafiose del tempi.

Nel testo, scritto da Vincenzo Ceruso, sono raccolte le testimonianze delle figlie, Valeria e Tiziana Spinelli, nonché di amici e conoscenti di una delle tante vittime di cosa nostra per le quali, per troppo tempo, vi è stato un complice silenzio assordante. Il libro si muove anche attraverso il racconto dell’evolversi delle fasi processuali, in cui gli autori del crimine vennero prima condannati e poi assolti in secondo grado. La presentazione avverrà mercoledì 11 maggio alle 17.30 presso il museo Salinas.

L’AUTORE DEL LIBRO: “TUTTI DOBBIAMO RICORDARE CON GRATITUDINE VINCENZO SPINELLI”

“Ogni libro suscita in chi lo scrive emozioni diverse – ci dice Vincenzo Ceruso, autore di “Come mafia non comanda” – ma questo libro è, a suo modo, unico, perché non nasce da ricerche di archivio (anche se ho utilizzato diversi atti processuali), quanto dall’incontro e dall’ascolto. L’incontro, dapprima, con Valeria, una delle due figlie di Vincenzo Spinelli, che mi ha trasmesso tutta la forza di una famiglia che non ha mai smesso di cercare la verità. E poi l’ascolto: con Tiziana, l’altra figlia, con la moglie, con altri familiari e amici di Vincenzo Spinelli. E poi con il giudice De Francisci, che ebbe il merito di far riaprire le indagini su quel delitto dimenticato.
Da questi colloqui – procede – è nato il ritratto di un un uomo coraggioso, che voleva vivere solo da imprenditore onesto e non piegarsi alle logiche del pizzo. I libri non cambiano il mondo, ma questo libro ha il valore di contribuire a riparare ad una ingiustizia: la memoria di un giusto è stata confusa per troppo tempo con quella dei malvagi che lo avevano ucciso. Non solo Vincenzo Spinelli non aveva nulla a che fare con le dinamiche criminali, ma venne eliminato da Cosa Nostra per aver contrastato il suo predominio nella Palermo degli anni Ottanta, dieci anni prima che Libero Grassi desse il suo esempio a tanti imprenditori indifferenti o complici. Tutti dobbiamo ricordare con gratitudine questo cittadino coraggioso. E, personalmente, gli sono grato perché mi ha ricordato il valore di scrivere e di aver cura della memoria collettiva.”

VALERIA SPINELLI: “NON FU SUFFICIENTE LA TESTIMONIANZA DI UN PENTITO”

“Lo scrittore ha contattato me e mia sorella quando ancora non era a conoscenza della storia – racconta a Palermo Live Valeria Spinelli, figlia di Vincenzo -. Almeno fin quando non ci fu la commemorazione ufficiale del 2018 e, a seguire, l’intitolazione della strada a mio padre. Vincenzo Ceruso, incuriosito, è andato nei luoghi dove hanno ucciso mio padre, accorgendosi che per fatalità l’omicidio avvenne vicino a dove attualmente lui stesso risiede. Questa cosa lo ha colpito, oltre alla storia in sé. E così ha deciso di chiamarci, per chiederci come andarono i fatti, e potere avere accesso ai documenti processuali al fine di potere scrivere il testo.

Si tratta di un libro inchiesta – prosegue la figlia di Vincenzo Spinelli- tanto che tra i relatori ci sarà, oltre al presidente del tribunale Antonio Balsamo, anche il giudice Ignazio De Francisci. Fu lui il Pm che al tempo riuscì a fare condannare all’ergastolo il mandante e gli assassini di mio padre. Tuttavia, in secondo grado furono tutti scagionati per insufficienza di prove. Tutti a parte Francesco Onorato, che si autoaccusò. Non fu sufficiente, tuttavia, l’ammissione del pentito, che dichiarò di fare parte del commando che uccise mio padre e che l’omicidio fu commesso per dare una dimostrazione della fine che poteva fare chi si ribellava al pagamento del pizzo. Onorato ricevette una pena di soli 16 anni, vista la sua collaborazione. Gli altri, però, furono assolti.

Il giudice De Francisci – continua Veleria Spinelli – considera tuttora l’assoluzione di coloro che uccisero mio padre il suo più grande insuccesso di carriera. Proprio perché non riuscì ad affermare in secondo grado quanto invece era riuscito a far valere in primo grado.”

A UCCIDERE VINCENZO SPINELLI “UN COMMANDO BESTIALE”

“Il pentito Onorato aveva fatto i nomi di coloro che erano con lui durante l’agguato a mio padre – spiega Valeria Spinelli -. Ma non bastò per condannarli, anche per via della connivenza che c’era allora tra Stato e mafia. Aveva anche specificato come uno di loro, Girolamo Frusteri, colui che aveva rapinato il negozio di mio padre come atto intimidatorio, fosse il ‘figlioccio’ di Pino Savoca, mandante dell’omicidio. Una definizione palermitana, già sufficiente a fare capire il legame tra i due, ma non per i giudici, in assenza di grado di parentela. Onorato inoltre, nel raccontare i fatti, spiega che mio padre fu attorniato da due auto. Una di queste era una ritmo, di proprietà di Salvatore Lo Piccolo. Ma anche qui ci furono versioni non combacianti sul colore della vettura.

La verità – afferma amaramente la figlia di Vincenzo Spinelli – è che erano tutte persone ‘di calibro’, all’epoca, con super avvocati a difenderli. Oltre a Onorato c’erano anche Salvatore Lo Piccolo, Rosario Riccobono, quest’ultimo poi ucciso dagli stessi mafiosi, e suo genero, Michele Micalizzi. Nonché Nino Porcelli e Giovanni Cusimano. Sarebbe stato quest’ultimo, secondo la ricostruzione di Onorato, il killer materiale. Colui che inizialmente aveva puntato anche mia madre, che inconsapevole di ciò che stesse accadendo andò a chiedere aiuto alla vettura a fianco, dove però c’erano gli altri di loro. Un commando bestiale, inviato dal mandante, Pino Savoca, per uccidere un solo uomo, una persona perbene, disarmata e inerme. Ma dovevano dare l’esempio. In primo grado presero tutti l’ergastolo, ma poi furono prosciolti per insufficienza di prove.”

LA FAMIGLIA DI VINCENZO SPINELLI RICONOSCIUTA VITTIME DI MAFIA SOLO 15 ANNI DOPO L’OMICIDIO

“L’omicidio di mio padre passò sottotraccia per molti anni – evidenzia con rammarico Valeria Spinelli -. Tornò alla luce solo nel 2018, quando fu fatta la commemorazione ufficiale. Fummo riconosciuti vittime di mafia solo nel 1997, ma solo grazie a mia sorella, che un giorno andò in tribunale a farsi sentire. Tiziana pretese, a buon diritto, che venissero interrogati non solo i pentiti di delitti ‘eccellenti’, ma anche quelli degli omicidi ritenuti ‘di serie b’. Così l’allora Pm del pool antimafia Guido Lo Forte, forse spinto dalla compassione, riaprì il processo. 

Rispolverando le indagini venne fuori – prosegue Valeria Spinelli –  come oltre ad Onorato vi fosse anche un altro pentito, Francesco di Carlo, famoso boss di Altofonte, recentemente morto di Covid. Lui non faceva parte del commando che uccise mio padre, ma ci conosceva perché la sua famiglia era cliente del nostro negozio. Chiese a persone di sua conoscenza, ha raccontato, il motivo per cui avessero ucciso mio padre, ottenendo la conferma che si trattasse di una punizione.”

VALERIA SPINELLI: “MIO PADRE ERA IL MIO PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE”

Quando mio padre è morto avevo 17 anni, mia sorella 14 – ricorda la figlia – avevo un legame magnifico con lui. Era il mio punto di riferimento costante, un’anticonformista, una persona molto intelligente. Sapeva trattare con tutti, anche con noi ragazzine. Era un uomo molto buono e generoso.  Una persona dedita alla famiglia, molto legato anche a mia madre. Nel libro viene raccontato anche ciò che ha fatto per aiutare molte persone. Ma non pagava il pizzo, e questo a molti non andava bene. Anche prima di ucciderlo gli avevano fatto diversi furti e danni al locale, e anche alla macchina”.

Vincenzo Spinelli però non si piegò mai al volere di cosa nostra, e morì per difendere i suoi valori. Il testo “Come mafia non comanda” rende omaggio alla sua storia. E alle persone che, come lui, hanno messo davanti a tutto gli ideali di onestà e giustizia.

 

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