Home Cronaca Carola Rackete prosciolta, Orlando: “Salvare vite in mare non è un crimine”

Carola Rackete prosciolta, Orlando: “Salvare vite in mare non è un crimine”


Redazione

Le dichiarazioni del sindaco di Palermo, che ha insignito della cittadinanza onoraria Carola Rackete e l'equipaggio della Sea Watch

palermo

Il gip del tribunale di Agrigento ha archiviato l’inchiesta a carico di Carola Rackete. La comandante della Sea Watch3 era accusata di rifiuto di obbedienza a nave da guerra e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il procedimento era relativo all’ingresso nelle acque territoriali italiane da parte della Sea Watch3, che stazionava in acque internazionali davanti a Lampedusa. Sul territorio italiano hanno così fatto ingresso 53 immigrati.

“Ha agito nell’adempimento del dovere perché non si poteva considerare luogo sicuro il porto di Tripoli”, ha scritto il gip. Questi ha citato, inoltre, un rapporto dell’Alto commissario per le Nazioni Unite che afferma che “migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti in Libia versano in condizione di detenzione arbitraria e sono sottoposti a torture”.

Carola Rackete prosciolta, le dichiarazioni del sindaco

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha commentato il termine della vicenda con l’assoluzione. “Il salvataggio delle vite in mare non è e mai potrà essere un crimine – si legge dunque in una nota -. In questo senso il pieno proscioglimento della capitana Carola Rackete, a cui ho conferito la cittadinanza onoraria di Palermo insieme al suo equipaggio di Sea Watch per le loro missioni che continuano a salvare centinaia di vite umane, dovrebbe far riflettere molto certa politica che strumentalizza la sofferenza dei migranti e tenta di delegittimare e criminalizzare le Ong”.

“Rackete – ha aggiunto infine Orlando – ha agito secondo le regole del diritto nazionale ed internazionale del mare e questo proscioglimento credo, inoltre, mandi un messaggio molto forte all’Europa che sul salvataggio delle vite in mare non può far prevalere logiche burocratiche e una pericolosa indifferenza”.

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