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Palermo, al “Giardino dei Giusti” luci verso il cielo per ricordare la Shoah


Marianna La Barbera

L'iniziativa vede la collaborazione tra "Alloro Fest" e "Sciesopoli Ebraica"

Nel “Giorno della Memoria”, a Palermo, il “Giardino dei Giusti” si illumina per tenere vivo il ricordo degli ebrei, vittime del genocidio nazista.
Luci verso il cielo per non dimenticare mai” è il titolo dell’iniziativa in programma il 27 gennaio a partire dalle 21:30 in via Alloro.
Alla bravissima attrice Stefania Blandeburgo è affidata la lettura di brani tratti dalle opere di Primo Levi e di Pietro Calamandrei.

“ALLORO FEST” E “SCIESOPOLI EBRAICA” INSIEME

Sette lampade illumineranno il Giardino dei Giusti di Palermo.
Lo suggerisce la tradizione ebraica, accendendo la Menorah –struttura a sette braccia su cui ardevano delle lampade a olio – nella notte più buia della storia recente del mondo.
II sette richiama i sette giorni di Sukkot, festa di pellegrinaggio che in Israele dura, appunto, sette giorni.
Nell’occasione si commemorano le Sette Nubi di Gloria che proteggevano gli ebrei nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto.
Sette nubi che corrispondono ai sette canali del volto dell’essere umano: due occhi, due orecchie, due narici e la bocca.
A riprendere il forte simbolismo è “Alloro Fest“, ideato da Pino Apprendi, con la collaborazione di “Sciesopoli Ebraica“, l’ex colonia di Selvino che si trasformò in casa e scuola.
Un luogo che accolse ottocento orfani in fuga da guerra e persecuzioni dopo l’orrore della guerra e dei campi di concentramento.

LE RIFLESSIONI DI ALESSANDRO DE LISI

“Aderire all’idea di Pino Apprendi – dichiara Alessandro De Lisi, direttore del Museo Memoriale di “Sciesopoli Ebraica – Casa dei Bambini di Selvino” – illuminare il Giardino dei Giusti di Palermo, significa fare due volte bene”.
In primis, perchè tenere vivo il ricordo della Shoah con la luce è, per la comunità ebraica e per l’ebraismo, un omaggio sacro.
Farlo nel cuore di Palermo, inoltre, è un’occasione per unificare le memorie civili del Novecento.
Palermo è martire di mafia e non dimentica – spiega – ed è anche una comunità da sempre attenta al rischio di fare confusione tra i colpevoli e le vittime”.
Noi ricordiamo la Shoah – aggiunge – e i nostri caduti trent’anni dopo le stragi mafiose“.
“Le memorie si devono unire, abbracciare, stringersi – continua – seppur facendo attenzione alle sofferenze differenti, alle storie diverse”.
“Perché questo – avverte – è il tempo della rinascita e non più delle corone di alloro e dei picchetti in alta uniforme”.
“Questo è il momento di essere più profondi – conclude – più europei, più capaci di essere sensibili a tutto, ogni giorno”.

LE PAROLE DI PINO APPRENDI

“Avviene in Italia proprio in questi giorni – afferma Pino Apprendi – che due ragazzine di quindici anni picchino e insultino un ragazzino di dodici anni perchè ebreo”.
La stessa Italia “delle commemorazioni ufficiali che – aggiunge l’ideatore e organizzatore di “Alloro Fest” – danno per scontata la sconfitta del nazi -fascismo e nella quale si parla di pacificazione”.
“Anche negli anni recenti – sottolinea – quando si é praticato l’antifascismo, anche con i partigiani sopravvissuti dell’ANPI, è scattato il sorrisino di scherno”.
” Come se – osserva – si fosse trattato degli ultimi giapponesi nella foresta”.
Secondo Pino Apprendi, inoltre, nelle scuole il crimine del fascismo non è stato trattato a dovere.
Ecco perché è importante ricordare la Shoah al “Giardino dei Giusti” dove tutti i Giusti, martiri del fascismo e della mafia, trovano spazio civile.
L’evento sarà trasmesso in streaming alle 21:30 sui canali social dell’Alloro Fest.

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