Home Cultura Un “Museo della Pomice” a Lipari, via libera della Regione Siciliana

Un “Museo della Pomice” a Lipari, via libera della Regione Siciliana


Marianna La Barbera

Sopralluogo della Soprintendenza di Messina nelle località di Acquacalda e Porticello

A Lipari, l’isola più grande dell’arcipelago delle Eolie, sorgeranno un Museo e un Parco geominerario della pietra pomice.
Un ulteriore elemento di attrattività turistica per il Comune in provincia di Messina, che comprende le isole di Panarea, Vulcano, Stromboli, Alicudi e Filicudi.
A deliberare la nascita dei due nuovi poli culturali è stato il governo regionale, con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare lo storico patrimonio della bellissima isola di origine vulcanica.
Il progetto è in realtà più vasto e include anche possibili interventi nelle ex aree della cava.
La finalità è duplice: da un lato, occorre garantire la piena sicurezza e, dall’altro, riqualificare e restituire alla popolazione locale e ai turisti luoghi che raccontano una tradizione molto importante per la comunità, sia sotto il profilo economico che culturale.

LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE NELLO MUSUMECI

Prosegue dunque l’attività dell’esecutivo regionale sul versante della promozione culturale legata alle specificità territoriali.
La storia dell’estrazione della pomice e dell’ossidiana sull’isola – osserva il presidente Nello Musumeci – ha radici antiche e rappresenta un’attività di rilevante valore”.
Una tradizione da tutelare e conservare, partendo da azioni finalizzate a contrastare la dispersione del prezioso patrimonio.
“Avvieremo – assicura – tutte le attività necessarie alla realizzazione del progetto di istituzione del Museo della pomice del Parco geominerario”.

SINTONIA PERFETTA CON LA COMUNITÀ LOCALE

In attesa di verificare se esistano eventuali ostacoli di natura burocratica, una cosa è certa.
La volontà espressa dall’amministrazione regionale coincide con l’orientamento di alcune organizzazioni attive sul territorio, del Comune di Lipari e del mondo della cultura.
Una comunione di intenti che annovera quali compagni di viaggio anche l’Ateneo messinese e le associazioni locali.
Nelle more, l’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà ha già conferito alla Soprintendenza di Messina l’incarico di effettuare un sopralluogo tecnico.
Si tratta, nello specifico, di accertare lo stato del vecchio mulino e degli stabilimenti nelle località di Acquacalda e Porticello.

UN PARCO E UN MUSEO CON FUNZIONI DIDATTICHE

Conservare la memoria e la storia dei luoghi e testimoniare il processo estrattivo della pomice attraverso foto, documentazioni, testimonianze, oggetti e ricostruzioni del ciclo di lavorazione.
Sono questi, secondo il titolare dei Beni culturali e dell’Identità siciliana del governo regionale Alberto Samonà, gli obiettivi legati alla realizzazione del Museo e del Parco.
Di primaria importanza, la funzione didattica per trasmettere alle nuove generazioni il senso dell’appartenenza e della vera anima del territorio.

Lipari, l’isola più grande dell’arcipelago delle Eolie

TESORI DI PIETRA: UNA STORIA ANTICHISSIMA

L’estrazione della pomice e dell’ossidiana a Lipari iniziò nel V millennio avanti Cristo.
I minerali venivano esportati in tutto il Mediterraneo.
La pomice trovava impiego nell’ abrasione di arpioni, ami da pesca e asce.
L’utilizzo dell′ossidiana era legato alla realizzazione di lame scheggiate, prodotto in uso fino alla scoperta dei metalli.
In epoca romana e successive la pomice fu usata anche come materiale leggero da costruzione.
Nel settecento, Lipari era nota come un immenso magazzino in grado di rifornire tutta l’Europa dei “tesori di pietra”.
Tesori, sì, ma anche fonte di dolore per la comunità locale.
La dimensione industriale dell’attività estrattiva ha comportato costi umani non indifferenti.
Un sistema di sfruttamento caratterizzato dall’assenza di tutela sanitaria per i cavatori e dal cinismo dei commercianti e degli operatori economici dell’epoca.
Un passato glorioso, seppure tra luci e ombre, che racconta comunque una vocazione industriale di tutto rispetto.
Al quale, però, fece seguito la chiusura delle cave a causa del fallimento della società che le gestiva.

IL CENTRO STUDI EOLIANO

A dare un forte impulso al progetto, è stato il Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani.
La onlus si configura quale centro culturale per eccellenza delle Isole Eolie.
L’attività è iniziata nel 1981 e prosegue all’insegna della promozione e della valorizzazione del patrimonio culturale, storico ed ambientale dell’arcipelago.
Eventi, manifestazioni ed iniziative editoriali con un occhio particolarmente attento al cinema , alla letteratura, alla storia e all’attualità.
Proprio il Centro Studi, congiuntamente alle associazioni e alle istituzioni pubbliche, ha lanciato un appello sulla scia di un servizio a cura del Corriere della Sera.
Nello specifico, era stato il giornalista Gian Antonio Stella, in un suo articolo del 31 maggio scorso, a sollevare il caso delle cave di pietra pomice dismesse a Lipari.
Una denuncia ripresa il giorno successivo dal collega Antonio Calabrò, originario del messinese.

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