Home Cultura e società A Baucina e Ciminna nascono gli ecomusei: identità locali in primo piano

A Baucina e Ciminna nascono gli ecomusei: identità locali in primo piano


Marianna La Barbera

Per i due borghi in provincia di Palermo si tratta di un' ottima occasione per promuovere le specificità territoriali

Un decreto siglato dall’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Alberto Samonà ha riconosciuto ufficialmente due nuovi ecomusei in provincia di Palermo, a Baucina e Ciminna. Organismi che si aggiungono agli undici ecomusei già esistenti, autorizzati e riconosciuti dalla Regione Siciliana nel territorio isolano, istituiti con l’obiettivo di custodire e promuovere elementi della cultura locale rendendoli dinamici e fruibili alla comunità e ai visitatori. Nati per salvaguardare il patrimonio immateriale del territorio, gli ecomusei ne valorizzano anche il vissuto facendo riemergere la memoria delle personalità che hanno caratterizzato la storia dei luoghi, rafforzando l’orgoglio di appartenenza. Un’azione di tutela dell’identità territoriale che, a Baucina e Ciminna, darà vita a due nuove realtà, rispettivamente denominate “Oikomuseo del grano e della cultura locale” e “Dalle Valli al Mare“.

ECOMUSEO E CURA DEL TERRITORIO

La legge definisce l’ecomuseo come “forma museale che mira a conservare, comunicare e rinnovare l’identità culturale di una comunità“. Esso costituisce un patto con il quale la collettività si impegna a prendersi cura di un territorio e si attua attraverso un progetto condiviso e integrato di tutela, valorizzazione, manutenzione e produzione di cultura di un’area geograficamente, socialmente ed economicamente omogenea, connotata da peculiarità storiche, culturali, materiali ed immateriali, paesistiche ed ambientali.

Recupero, quindi, nell’ottica di un rilancio capace di promuovere una pianificazione turistica sostenibile fondata su percorsi e itinerari di visita. Il tutto, per favorire la conoscenza e la comprensione degli ambienti naturali, del patrimonio territoriale nelle sue componenti ambientali, storico-culturali, produttive e demo-etno-antropologiche.

L’ ECOMUSEO A BAUCINA

A Baucina, delizioso borgo noto soprattutto per la devozione popolare alla Patrona Santa Fortunata, la notizia del riconoscimento dell’ “Oikomuseo del grano e della cultura locale” sancito dal decreto assessoriale è stata accolta con grande entusiasmo. Per il Comune – che rivestirà il ruolo di capofila – si tratta di un passo avanti nel percorso che l’amministrazione, guidata dal giovane sindaco Fortunato Basile, ha intrapreso sposando la proposta ricevuta lo scorso anno dalla Pro loco.

Proprio quest’ultima, infatti, ha avviato l’iter relativo al riconoscimento ecomuseale nel 2015. In quell’anno fu concepita la prima sagra dedicata al grano, elemento distintivo della cultura locale. Un esempio fruttuoso di sinergia tra associazionismo e istituzioni. La Pro loco, infatti, nel ruolo focale di attore territoriale, è riuscita a dare forma a un progetto che cristallizza al proprio interno gli elementi tipici della ruralità baucinese. E che potrebbe evolversi in un’occasione di crescita per l’economia, tradizionalmente agricola.

LE PROSPETTIVE

Per la comunità baucinese, l’ecomuseo è un punto di svolta e rilancio che testimonia la validità di un metodo che mette insieme soggetti diversi. Come previsto dal progetto approvato, il prossimo passo sarà la realizzazione di un luogo di interpretazione territoriale già individuato nel museo.

Occorreranno lavori di ampliamento per declinare lo spazio in un luogo della memoria collettiva. La notizia del riconoscimento giunge in un periodo drammatico : un segnale di speranza che tuttavia, prima di diventare tangibile, deve attendere la fine dell’emergenza sanitaria. Una volta cessato il rischio di contagio da Covid 19, l’ecomuseo potrà rappresentare un’ottima occasione per ridare al territorio elementi di progettualità e visione futura, nella sua accezione di bene culturale custode di eredità e tradizioni. Il Comune entra dunque nel novero degli Enti – tredici, ad oggi – in grado di offrire la proposta culturale dell’ecomuseo: è già un notevole risultato, ma le potenzialità sono ancora da attuare.

L’ ECOMUSEO A CIMINNA

Anche nel caso di Ciminna, l’attivazione dell’ecomuseo parte dall’impulso di un’associazione culturale. Nello specifico, si tratta di “Facitur“, impegnata dal 1993 sul versante dell’incremento turistico attraverso il folklore, l’arte, la cultura e l’animazione del territorio, le risorse locali materiali ed immateriali. Un’azione di primaria importanza, in considerazione della lontananza del piccolo Comune dai tradizionali circuiti turistici. Eppure, Ciminna ha tutte le carte in regola per attrarre visitatori e proporre eventi di grande spessore culturale: l’ultimo, in ordine di tempo, è stato la Biennale d’arte “BellezzArtEstetica“. L’evento, dedicato alla memoria dell’artista Michele Dixit e curato da Vito Mauro, si è tenuto a partire dalla fine dello scorso agosto presso il Polo Museale – ex Ospedale Santo Spirito – e ha coinvolto trentaquattro artisti di talento.

UN TERRITORIO DENSO DI SUGGESTIONI LETTERARIE E RISORSE NATURALI

Il borgo di Ciminna spesso è definito “la patria adottiva del Gattopardo” perché vi si tennero alcune riprese del celeberrimo film del 1963 di Luchino Visconti , tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Ciminna, trasformata nella Donnafugata di metà Ottocento, divenne un set cinematografico indimenticabile.

Il borgo ospita all’interno del proprio territorio anche la riserva naturale orientata “Serre di Ciminna”. Essa comprende rilievi rocciosi di gessi e argille variamente colorate, modellate da fenomeni carsici millenari. Uno spettacolo di straordinaria e primitiva bellezza, caratterizzato da pareti a strapiombo e voragini naturali che si susseguono per circa sei chilometri e raggiungono un’altitudine di ottocento metri. Il visitatore si imbatte in maestose sculture naturali a cielo aperto, immerso in un paesaggio agricolo e pastorale che si affaccia sulla Valle del Torto. Luoghi che in passato rappresentavano un crocevia strategico tra la Sicilia Nord-occidentale e la Magna Via Francigena.

GLI EDIFICI DI CULTO

Ciminna possiede un inestimabile patrimonio di Chiese, che ricadono sia dentro che fuori dall’abitato e che bene esprimono il fervore religioso della popolazione locale.

Tra tutte, svetta la Chiesa Madre dedicata a Santa Maria Maddalena, che nel 1962 ha ospitato alcune riprese de “Il Gattopardo”. Tra le altre, la Chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa di San Francesco d’Assisi, la Chiesa di San Domenico, la Chiesa di San Giuseppe, la Chiesa della Santissima Trinità, la Chiesa di San Pietro, la Chiesa di San Giacomo, la Chiesa di San Sebastiano, la Chiesa di San Francesco di Paola, la Chiesa di Santa Lucia e la Chiesa di San Vito, il Patrono.

L’interno della Chiesa Madre di Ciminna

IL RUOLO DELL’ ASSESSORATO REGIONALE AI BENI CULTURALI

“Proprio dai territori – spiega il titolare dei Beni Culturali del governo Musumeci Alberto Samonà – è possibile declinare in forma attiva il tema dell’identità culturale”. “Dobbiamo ripartire dalle componenti antropologiche ed economiche – aggiunge – per costruire uno sviluppo che non snaturi e violenti i luoghi ma che ne metta a reddito il valore aggiunto, espressione dell’unicità”. Una politica di rilancio e riqualificazione economica inversa e rivoluzionaria, secondo l’assessore, che disconferma le strategie attuate in Sicilia a partire dagli anni sessanta del secolo scorso. “Strategie – spiega Samonà- che hanno svuotato di valore e di prospettiva i piccoli centri della Sicilia riducendone a zero sia la capacità attrattiva che ogni possibilità di sviluppo”. “Il governo Musumeci – conclude – ha deciso di ripartire dal particolare per offrire a un mondo globalizzato e omogeneo, la possibilità di riscoprire in Sicilia il valore e la bellezza della differenza”.

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